Sembra quasi assurdo, ma non c’è parola migliore per descrivere il film di Tarsem Singh: una favola.
Lo si dichiara fin dall’incipit quando la Regina Cattiva pronuncia la classica formula «C’era una volta» e la sua voce, accompagnata sullo schermo da sequenze di animazione digitale, ci riassume in breve l’infanzia di Biancaneve, per poi lasciare spazio al presente e al live action.
Dopo la misteriosa scomparsa del Re nel bosco, Biancaneve viene rinchiusa dalla matrigna in una torre del castello senza la possibilità di varcarne le mura e far visita al proprio regno, che nel frattempo è stato prosciugato e condannato alla fame da una Regina avida e insensibile. Venuta a conoscenza della verità, la giovane chiede aiuto al principe di Valencia, ospite a palazzo proprio in quei giorni. Peccato che la matrigna abbia già puntato gli occhi su di lui e non gradisca la richiesta di Biancaneve. Da qui l’ordine di ucciderla, la codardia del servitore, la fuga nel bosco e l’incontro con i nani. Il resto è noto, o quasi. Lasciamo a voi il piacere di scoprire come si arriva al lieto fine. Laddove questo non è da considerarsi uno spoiler: «È la storia di Biancaneve, in fin dei conti».

Il regista indiano non snatura la fiaba dei fratelli Grimm ma se ne appropria in maniera originale, accendendola di colore e ironia, dando ai personaggi nuove caratterizzazioni e potenziando l’uso della magia, sia a livello di effetti speciali sia all’interno della storia. Senza rinunciare al suo tocco personale, che esplode nel ballo in stile bollywoodiano su cui si chiudono il film e i titoli di coda, molti divertenti.
L’operazione è chiara: tradurre la storia di Biancaneve senza allontanarsi troppo dall’ideale disneyano in modo da renderla immediatamente riconoscibile ai bambini, ma usando nuovi espedienti e un registro malizioso che possano incontrare il gusto del pubblico adulto. Così, anche quando Biancaneve dichiara di voler stravolgere il corso della favola, salvando da sola il regno e sconfiggendo la Regina Cattiva a colpi di spada, ci pensano i sette nani e il principe a rimetterla al suo posto (ma non a toglierle la spada).

Ciononostante, la forza del film sta proprio nella riscrittura dei protagonisti e nelle performance degli attori chiamati a interpretarli; tutti perfettamente in parte. A una Biancaneve (Lily Collins) graziosa ma per nulla docile, tanto da affrontare con coraggio e perseveranza l’addestramento impostole dai nani, risponde una Regina (Julia Roberts) sarcastica prima ancora che vanitosa. E se i nani diventano dei ladruncoli che sorprendono e attaccano le loro vittime con acrobazie sui trampoli («sono dei nani giganti» si dice), il principe (Armie Hammer) viene descritto come un ingenuo che arriva al cuore di Biancaneve e della sua matrigna più per l’aspetto fisico (e la sua ricchezza) che non per le sue abilità. Non meno attenzione viene riservata ai personaggi secondari: dal vile servitore della Regina (Nathan Lane) alle domestiche alleate di Biancaneve, che pur in poco spazio e attraverso brevi battute riescono a far emergere i rispettivi caratteri.

La partenza è poco dinamica ed è l’entrata in scena dei setti nani (che portano altri nomi rispetto alla favola originale) a conferire ritmo e risate alla storia, come promesso dall’epiteto di commedia con cui il film è stato venduto. E in effetti si ride di gusto, così come si rimane spiazzati dai dialoghi e da alcune soluzioni molto originali, capaci di creare tensione emotiva nello spettatore. E di offrire, nel complesso, uno spettacolo ricco, reo solo di non riuscire a controllare certi cali di ritmo e di abusare degli effetti digitali in alcune sequenze.

Leggi la trama e guarda il trailer del film

Mi piace
La forte caratterizzazione dei personaggi, la costruzione delle sequenze più dinamiche e d’azione, i dialoghi brillanti e intrisi di ironia

Non mi piace
Alcuni cali di ritmo che rischiano di annoiare e, in alcune scene, l’abuso di effetti digitali

Consigliato a chi
Ai bambini che hanno amato e amano la favola di Biancaneve. Anche quelli un “po’ cresciuti”

Voto
4/5

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