Una cineasta che ha sempre creato vivi dibattiti con le sue pellicole è di certo Sofia Coppola, figlia di uno dei più grandi registi, del quale è la degna e rispettabile erede. Realizzando pellicole anticonformiste e di denuncia come “Lost in Translation – L’amore tradotto”, “Marie Antoniette” e “Somewhere”, tutti film degni di visione, profondi, atipici. Lo stesso vale parzialmente per “Bling ring”, la sua ultima fatica, poco apprezzato da pubblico e crticia, presentato in concorso a questo festival di Cannes.

La storia ispirata ad eventi purtroppo accaduti, ha per protagonisti cinque ragazzi adolescenti e viziati di Los Angeles che aspirano a diventare come le grandi celebrità, con la passione per il lusso sfrenato e l’alta moda, che tra il 2008 e il 2009 organizzarono molte rapine alle case dei divi del mondo dello spettacolo: Megan Fox, Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Lindsay Lohan e Paris Hilton. Alla fine il gruppetto fu trovato e arrestato, creando scalpore.

Quale soggetto migliore per la Coppola? Nessuno, la storia era nel pieno canone della sua cinematografia, e chiama a se anche la talentuosissima Emma Watson, attrice che ormai ha dimostrato anche in altri film di sapersi adattare anche a soggetti e a ruoli più complessi e profondi di “Harry Potter”, che tra l’altro è l’unica attrice del film abbastanza nota. La Watson qui riesce a sfoggiare tutto il suo talento e la sua, indiscussa, bellezza. I presupposti per un film di denuncia c’erano, i ragazzi trascurati dai genitori, il caso di cronaca … e anche durante la visione del film lo si evince subito, ma il più grande difetto del film della Coppola è un punto di vista del film. “Bling ring” non ha anima, non approfondisce nulla, non coinvolge, inoltre ha una sceneggiatura oltremodo frettolosissima, molto approssimativa in alcune parti che scende anche nello squallore in alcuni punti. Insomma un’occasione sprecata, di certo la pellicola non è così pessima ma si poteva fare di meglio, e soprattutto Sofia, vincitrice del Leone d’Oro con il precedente “Somewhere”, poteva fare di meglio. Voto finale: 6.

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