BLUE JASMINE

VOTO: 7+

Negli ultimi tempi, il cinema di Woody Allen è diventato un cinema per molti aspetti tragico, nell’aspetto più ampio del termine e la Jasmine del titolo (interpretata in maniera sensazionale da una Cate Blanchett da oscar) ne è la più viva dimostrazione. Ma andiamo per ordine; chi è questa donna che in apertura vediamo scendere dal volo NY-San Francisco, stordita e logorroica per colpa di alcol e psicofarmaci? Fin dalle prime sequenze Allen sembra dirci tutto l’essenziale. Jasmine vive di apparenze, viene dall’alta società newyorkese, ha un’esistenza votata al lusso una casa bellissima e un marito immensamente ricco, squalo della finanza che poi si è rivelato un imbroglione (oltre che adultero seriale) ed è finito in galera. All’improvviso, dal giorno alla notte, Jasmine ha perso tutto. Quindi dopo un forte esaurimento nervoso, arriva sola e spaesata a San Francisco a chiedere aiuto alla sorella povera….
Jasmine appartiene alla grande famiglia alleniana (composta appunto per lo più da donne) dei personaggi inquieti, nevrotici, disturbati. Così su due piedi penso “all’allegra sciroccata” Diane Keaton o alla dubbiosa immensamente fragile Mia Farrow ma nessuna, era stata come la Jasmine di Cate Blanchett una donna in uno stato mentale precario, che manca di una visione oggettiva delle cose, menzognera, sgradevole, insopportabile e chi più ne ha più ne metta.
Insomma Blue Jasmine è si lontano dai capolavori a cui ci aveva abituato nel passato ma è sicuramente uno delle migliore opere del Woody Allen più maturo, un film di gran classe e eleganza.

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