I sequel, sia sa, devono avere un carattere molto forte e delle spalle belle larghe. Non solo per una mera questione di apparenza, ma piuttosto per sostenere il peso del o dei capitoli precedenti, che ormai citati e conosciuti in tutto il mondo hanno dato la possibilità a suddetti sequel di esistere. E come le ciambelle, non tutti riescono con il buco. Inutile e impossibile cercare di scindere, ad esempio, il capostipite di una saga dai sui “figli”, perché in un modo o nell’altro il paragone è inevitabile. La personificazione di un generico sequel in un generico figlio è davvero adatta per descriverne la natura: stessi geni, ma con qualcosa di personale in più. Qualcosa di nuovo. Eppure, spesso, il detto “tale padre, tale figlio” aleggia prepotentemente nell’aria, e Cattivissimo Me 2 ha un po’ di biologico e un po’ di proverbiale di quanto detto fino ad ora. E’ un film che di fondo ha la stessa forza, la stessa ironia e la stessa emotività del primo capitolo; addirittura ha quasi la stessa struttura, ma porta con sé qualcosa che lo differenzia, che lo rende più unico che uguale, ma, ahimè, non migliore.

Lungi da parte di chi scrive l’affermare che il ritorno di Gru, le tre bambine e i giallissimi minions sia un brutto film. Assolutamente no. Il suo livello si assesta sul più che discreto, con un animazione sopraffina, nettamente migliorata nei colori rispetto alla precedente pellicola, uno spirito un po’ surrealista e una scrittura dei personaggi divertente e in crescendo. Ciò che non colpisce è l’evolversi della trama, perché risulta tutto troppo prevedibile e scontato. Se, infatti, in Cattivissimo Me la tenerezza della situazione riusciva a colpire anche il più duro cuore di pietra, in questo secondo atto non c’è nulla che di fatto colpisca realmente nel profondo. La novità del “chi nasce tondo può morire anche quadrato” è già stata raccontata, e qui non si fa altro che procedere in linea perfettamente retta lungo quella strada, aggiungendo qualche piccolo pezzo in più al prototipo familiare alla Gru, creando nuovi problemi per i nostri grandi e piccoli protagonisti e mostrando come l’amore, nella sua più ampia accezione, possa cambiare irrimediabilmente nel profondo una persona. E’ una bella morale, soprattutto per i più piccini, che scaturisce propedeuticamente dall’evolversi della situazione principale, ma non aggiunge nulla a quanto già visto in precedenza.
E va bene così, perché ciò che vuole trasmettere l’opera nel suo complesso (incluse eventuale terzo capitolo) è l’importanza del nucleo familiare, e per farlo non vi è modo migliore che creare situazioni tipo in contesti atipici, come ad esempio la lotta contro un super-criminale con mezzi iper-tecnologici.

La vera “novità”, quel qualcosa in più portato da questo nuovo episodio della saga del cattivissimo più amato, non è altro che la presenza più costante dei Minions. Esatto! I minions, in effetti, potrebbero considerarsi i veri protagonisti del film: più attivi, più simpatici e più importanti che mai. Non a caso, i momenti più esilaranti e, questa volta, anche più teneri, sono legati a loro, i piccoli omini gialli, che regalano risate e allegria a grandi e piccoli.
La scelta di renderli più partecipi è stata davvero azzeccata, anche se, inutile dirlo, rubano completamente la scena agli altri personaggi, offuscando così l’interezza della pellicola, che ancor più del primo Cattivissimo Me sarà ricordata più per i Minions che per altro.
Appunto finale per l’eccellente colonna sonora, fresca, dance e ritmata firmata da Pharrel Williams.

Ah, e si sa: i minions non si fermano certo ai titoli di coda.

Voto: 7.5

Luca Ceccotti

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