Lo zombie movie 2.0 passa attraverso i telefonini cellulari: se osate metterli vicino alle orecchie, vi trasformate in morti viventi senza coscienza, in animali rabbiosissimi e assetati di sangue. Forse una metafora ben esplicita per dirci quanto la tecnologia ci stia facendo diventare un branco di automi; o forse, semplicemente un delirio più intimo.

In ogni caso, di Cell verrà ricordato soprattutto il pandemonio iniziale in aeroporto, dove la macchina a mano si tuffa in mezzo al violento caos per coglierne la più brutale esplosione. Gente che impazzisce improvvisamente, facce sfracellate con isterica follia, poliziotti che sparano all’impazzata, schizzi di sangue ovunque. Insomma, puro armageddon, e noi siamo lì assieme al confuso John Cusack tentando di capire cosa diavolo stia succedendo, un po’ paralizzati e un po’ sotto shock. È qui che il regista Tod Williams riesce a tirare fuori il suo spirito horror più euforico ed esaltato, dando il via alla giostra con la massima velocità.

Poi, come tradizione vuole, la narrazione può dipanarsi in maniera più rilassata, diventando una fattispecie di apocalittico viaggio on the road che richiama, seppur in maniera meno dilatata, il peregrinare di Rick Grimes e soci in The Walking Dead. Il tutto, con l’immancabile impronta dell’autore da cui è tratto il film, ovvero Stephen King. Peccato che quando l’onirico inizia a insinuarsi nella narrazione, la mano di Williams cominci a vacillare: la transizione dal b-movie al thriller psicologico non è indolore, e a risentirne è la compattezza dell’opera.

Insomma, Cell è un film che non manca affatto di attrattiva, solo non riesce a tenere fino in fondo il ritmo con cui ha dato il via alla carneficina. Ma per gli amanti di zombie, catastrofi e mondi apocalittici, c’è da divertirsi.

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Mi piace: L’esaltazione orrorifica del trambusto iniziale

Non mi piace: Il progressivo calo del ritmo

Consigliato a chi: Riesce a godersi il carisma cool di Samuel L. Jackson in qualsiasi circostanza

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