Torna l’appuntamento di inizio settimana dedicato alla recensione del film visto in questo weekend, la grandissima voglia di horror quest’oggi l’ha fatta da padrona e per questo la scelta non poteva non ricadere che su Chernobyl Diaries – La Mutazione, nuovissimo film scritto e prodotto da Oren Peli, il genio alle spalle della saga Paranormal Activity.

Come recita il titolo del film la trama ruota intorno alla più disastrosa catastrofe nucleare mai accaduta, si parla del quarto reattore della centrale di Chernobyl che collassò nel lontano 26 aprile 1986. Quel genio di Oren Peli non ha fatto altro che ambientare in quei luoghi pregni di sofferenza un horror a sfondo claustrofobico con un gruppo di ragazzi in cerca di emozioni forti, partendo da Kiev con una guida del posto si dirigono in quei posti abbandonati dalla catastrofe, ma ben presto scopriranno di non essere soli.

Per Oren Peli una nuova sfida dopo aver creato la saga Paranormal Activity, una saga che nonostante la scarsità di qualità ha guadagnato milioni di dollari ovunque, l’idea per questo film è di quelle che stuzzicano, ma il risultato tende ad avvicinarsi al talento di Peli, in pratica grande solo nell’attirare gente al cinema.

Peli per Chernobyl Diaries produce e sceneggia la storia affidandosi all’esordiente Bradley Parker per la regia, scelta che già dalla metà del film promette di essere estremamente sbagliata, ma molto probabilmente non è tutto del regista il merito del fiasco.

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La sceneggiatura è priva di una storia che regge, un gruppo di ragazzi dopo Parigi, Roma, Venezia, Francoforte, Praga e altri grandi città europee sceglie Chernobyl per terminare il loro tour, il tutto sembra una vera e propria forzatura, dalla seconda metà del film oltre a quel poco di suspence cresce a dismisura la confusione in una pellicola che soffre di mancanza di luce.
Le moderne pellicole horror hanno ben carpito ciò che lo spettatore cerca, suspence, vedo non vedo, poco sangue, ma molta sofferenza e salti dalla poltrona in continuazione, in Chernobyl Diaries domina il NON VEDO, gli ultimi 30 minuti infatti sono pressochè privi di immagini chiare e spesso la confusione regna suprema.

Difficile inoltre darsi una spiegazione alla scena finale che rimane un unico punto interrogativo al termine del film, “Ma perchè ho scelto questo film e no Il Dittatore” ?

Sul cast poco da dire, che fosse un gruppo di semi-sconosciuti lo si sapeva a priori e aspettarsi il grande artista a guidarli in questa misera sceneggiatura era più che un miraggio, basti pensare che l’attore più conosciuto del gruppo è un certo Jesse McCartney, pop star che dalla sua ha molte fiction, serie tv e parti secondarie in film di secondo livello.

Difficile continuare a cercare in Chernobyl Diaries una sezione che abbia funzionato in modo da rialzare le sorti di questo VERO DISASTRO CINEMATOGRAFICO, Oren peli purtroppo sembra molto in debito con gli amanti del cinema horror, la saga Paranormal Activity, oramai giunta al quarto capitolo, sembra un ritornello fatto e rifatto e con questo ultimo titolo sembra veramente giunto al dolce.

In conclusione posso tranquillamente sconsigliare la visione di Chernobyl Diaries, dichiarandolo come uno dei film horror più brutti che io abbia visto negli ultimi anni al cinema, ed il problema è che ce ne sono tanti eh.
Aspettando un vero horror come per esempio gli ultimi Rec, Insidious e Quella Casa nel Bosco, vi do appuntamento alla prossima recensione sperando di alzare la mia media.

Frenck Coppola

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