Chronicle è un film indipendente del 2012 diretto da Josh Trank. Forse il suo nome non vi dirà niente… beh, neanche a me.
Andrew ha una famiglia disastrata: la madre sta morendo e il padre, dopo aver perso il posto di vigile del fuoco causa infortunio sul lavoro, passa le sue giornate in casa ad ubriacarsi. Andrew è (guarda caso) uno sfigato, ha un solo amico, un cugino che prova pena per lui, e gli viene l’idea di riprendere tutto ciò che gli accade intorno, probabilmente per disincentivare le continue aggressioni del padre, con la videocamera regalatagli dalla madre.
Una sera, Andrew e suo cugino Matt vanno a una festa e, insieme all’amico (del cugino, ovvio) Steve, trovano qualcosa in un buco in mezzo al nulla. Lo so, dovrei essere più preciso, ma per tutta la durata del film non si capisce di cosa si tratti. Sta di fatto che quel qualcosa li travolge e li stordisce. La telecamera si spegne.
Ora inizia l’unica parte godibile del film: i tre ragazzi si riprenderanno mentre “giocano” con i loro nuovi super-poteri, facendo scherzi infantili ai bambini nei negozi di giocattoli o spostando di un paio di metri le macchine parcheggiate, facendo prendere un colpo ai rispettivi proprietari. Certo, questa parte è divertente. Potresti addirittura ridere, ma a patto che tu abbia meno di vent’anni.
Poi si inizia a fare sul serio. Non andrò avanti con la trama perché, oltre ad essermi dilungato troppo, non voglio fare spoiler. Ma sappiate che dopo questi dieci minuti di follia adolescenziale, si inizia a fare sul serio. Purtroppo.
Verso metà film è impossibile non notare una netta differenza tra la prima parte e la seconda. I tre ragazzi, col passare del tempo, acquistano poteri sempre più grandi fino a non essere più in grado di controllarli. Il regista sembra aver voluto dare un’impronta più seria al suo film, mettendo in evidenza gli aspetti negativi dell’essere un super-eroe. Anche se il tentativo è più che apprezzabile, ciò non funziona per un semplice motivo: se tu giri tutta la prima parte di un film in un modo, non puoi interrompere e riprendere in un altro. È come se io girassi un film comico per i primi settanta minuti e all’improvviso lo facessi diventare un horror.
Ovviamente il film ha i suoi pregi. Primo tra tutti è il fatto che è stato girato totalmente in stile mockumentary (falso documentario). Però anche qui c’è la nota dolente: all’inizio questo stile reggeva perfettamente, poiché la telecamera era tenuta dallo stesso protagonista. In un certo senso, noi guardavamo ciò che accadeva attraverso i suoi occhi. Peccato che per tutto il resto del film la telecamera fluttui a mezz’aria grazie alla telecinesi e di conseguenza il film stesso smette di essere un mockumentary, diventando a tutti gli effetti un film normale dal punto di vista registico.
Secondo e ultimo pregio è l’attore protagonista: Dane DeHaan. Ragazzo di talento quasi estraneo al mondo del cinema, ha partecipato ad alcuni episodi di “True Blood” e “In Treatment” e lo si è visto all’ultima edizione di Cannes per presentare il suo ultimo film “Lawless”, insieme ai colleghi Shia LaBeouf, Tom Hardy e Gary Oldman.
Infine, va citato che lo sceneggiatore, Max Landis, è figlio del ben più noto regista John Landis, che diresse uno dei videoclip più famosi della storia: “Thriller” di Michael Jackson.

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