Hazel Grace è una sedicenne con un tumore ai polmoni, con bombola d’ossigeno incorporata. Augustus Walter è un ragazzo solare a cui è stata amputata una gamba nel tentativo di debellare un tumore. Si incontrano, si piacciono, si innamorano. E fin qui tutto ok! Una cosa, però, viene sicuramente in mente quando si guarda questo film: il parallelo con un’altra produzione recente che raccontava lo stesso argomento. Un argomento difficile, duro, imbarazzante, tragico e commovente. 50e50, con Joseph Gordon-Levitt e Anna Kendrick. “colpa delle stelle”, tratto dal romanzo di John Green rivisita sì la malattia, ma molto più le dinamiche che da essa ne derivano: amore, amicizia, affetto familiare. E lo fa con la pesantezza e il supplizio di un teen movie verboso e malinconico, che sembra essere la parodia di un film ben riuscito (50e50, per esempio). Al centro della storia un libro che rappresenta una vera e propria metafora della malattia, quel libro di un misterioso scrittore, finito con un sospeso, senza risposte e senza finale, come solo una malattia sa essere. L’impossibilità di sapere il momento della morte, pur aspettandola da un giorno all’altro; la consapevolezza di dover abbandonare tutto e tutti all’improvviso; l’incapacità di dare e ricevere tutte le risposte in tempo. Insomma, una grande idea buttata allegramente nel cesso. Una storia d’amore portata all’esasperazione, voglia di colpire a tutti i costi, misero tentativo di strappare la lacrima con frasi ad effetto. Senza contare l’inutile lunghezza del film (e in italiano sono state tagliate delle scene). Una bravissima Shailene Woodley costretta a essere la ragazzina ammalata innamorata a tutti i costi del ragazzino ammalato, piuttosto che della vita e di sè stessa,come richiederebbe la situazione. Anni luce lontano da quel film citato all’inizio, se non per contenuti quanto meno per forma. E la sceneggiatura in un film è quel che appassiona, le storie sono uguali, ma saperle raccontare fa la differenza.

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