Film incentrati sulla malattia e sull’adolescenza, per non parlare di malattia e adolescenza, un connubio perfettamente strappalacrime, ci sono stati propinati fino alla nausea, ma a questo filone stereotipato c’è qualche film che riesce a sottrarsi alla banalità e alla mediocrità come “La custode di mia sorella”, per arrivare ai più recenti “Noi siamo infinito” e “Bianca come il latte, rossa come il sangue”. Poteva aggiungersi a questa lista “Colpa delle stelle” ma purtroppo non è così, perché la pellicola si rivela pretenziosa, e seppur nel complesso sia passabile ciò che manca al film sono dei contenuti profondi, che rendano il film credibile e ben orchestrato.

Hazel Grace (Shailene Woodley) è una ragazza di sedici anni affetta da un tumore ai polmoni in stadio avanzato che la costringe a girare sempre con un respiratore al suo fianco. Per accontentare i genitori la ragazza va ad un corso di sostegno per ragazzi affetti dal cancro, dove conosce l’affascinante Augustus (Ansel Elgort), un ragazzo solare e vitale, i due iniziano a legare e a conoscersi sempre di più e il ragazzo sceglie di superare il dolore di una possibile ricaduta della ragazza per poterla amare incondizionatamente, scelta che porterà la coppia anche a compiere un viaggio a casa dello scrittore del libro amato da entrambi che cambierà le loro vite inevitabilmente.

Se all’inizio la pellicola sembrerebbe interessante e con una buona base di partenza, quando inizia a prendere il volo si perde e cade in prevedibilità e eccessi di zucchero, dando maggior spazio alle scene strappalacrime che non alla trama, approfondendo poco i passaggi importanti del film che lo avrebbero reso interessante. Alcuni momenti ben riusciti nel film ci sono ma non essendo supportati da un contesto ben scritto e intelligente perdono il loro valore, così come figure molto interessanti come quelle dello scrittore, dell’amico Isaac (quest’ultimo si rivela il personaggio del film meglio costruito e interpretato, anche se non è nemmeno lui particolarmente esaltante) o della madre della giovane non vengono sfruttate diventando noiose, ripetitive e banali. I due personaggi principali non sono neanche loro convincenti fino in fondo, nonostante i loro interpreti se la cavino discretamente. Alcuni guizzi di intelligenza e profondità ci sono durante lo scorrere della visione ma non bastano a salvare il film dagli stereotipi di cui è vittima, ottenendo un prodotto ben confezionato ma privo di spessore e quindi deludente.

Voto: 6.

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