C’è stato un tempo in cui i film horror facevano paura. Non erano impressionanti, non erano verosimili, non erano fintamente documentari: facevano paura, e basta.
Oggi, zitto zitto, il “cinema di paura” sta tornando di moda. Pensiamo a James Wan e ai suoi ultimi film – Insidious (1 e 2) e The Conjuring: quello che fa Wan è molto diverso da quel che hanno fatto in questi anni i vari Eli Roth, Alexander Aja, Rob Zombie e tutto lo splat pack. C’è poco sangue e molta atmosfera. L’effetto è tendenzialmente artigianale. La messa in scena – alle volte proprio l’ambientazione – ammiccano al passato, e in particolare agli anni ’70. È una strada che, con la scusa del found footage, ha (ri)aperto Oren Peli, e ora sta dando frutti ricchi, numerosi, e ben retribuiti al Box Office.

Ed è una strada su cui viaggia anche Dark Skies, altro piccolo fenomeno della scorsa primavera americana, costato tre milioni di dollari e capace di incassarne quasi venti. Assomiglia parecchio ai film di Wan, ma converrà ricordare che negli Usa è arrivato in sala prima di Insidious 2 e pure di The Conjuring, con cui ha almeno una scena in fotocopia, per altro di orgine nota (quella dell’attacco degli uccelli).
È un classico home invasion: quartiere residenziale, villetta col portico e il giardino, barbecue, famiglia felice. Una quiete idilliaca che viene turbata da un misterioso intruso, in questo caso – per bocca del figlio piccolo – battezzato “L’Uomo di sabbia”. Entra in casa di notte, manda in tilt le camere di sicurezza, visita i bambini, sposta mobili e stoviglie, e lascia piccoli ricordi sgraditi, a volte sotto pelle. Esaurita l’incredulità di rito, i genitori si fanno la domanda calzante: chi è l’Uomo di sabbia? La risposta è agghiacciante.

Il resto è tutto mestiere, quello che serve per trasformare un racconto di puro genere in una metafora di paure comuni, in una deformazione riconoscibile e quindi spaventosa del proprio quotidiano. Inquietudine vera, brutti sogni molto probabili: non è mica poco per un horror.

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Mi piace
Cinema di paura, che semina vera inquietudine

Non mi piace
Non è il caso di andare in sala con aspettative troppo alte, per non rovinarsi l’atmosfera: la messa in scena è azzeccata ma tutto sommato convenzionale

Consigliato a chi
È “in cerca” di brutti sogni

Voto: 4/5

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