In vacanza a Firenze prima dell’inizio della scuola,girando la testa incrocio la locandina di questo film sulla porta dell’Odean Cinehall.Incuriosito ho convinto mio fratello a vedere un film di cui si parla molto bene in giro.L’etichetta “Diretto da Tsui Hark” mi aveva leggermente preoccupato,non essendo io un amante del regista e del cinema di Hong Kong in generale.Ma chi credeva che quel tipo di cinema fosse spacciato dovrà ricredersi,grazie ad un film miracoloso,che trasporta il classico e succoso cinema in una dimensione più onirica e meno surreale del solito.La complicità stilizzante tra regista-sceneggiatore-coreografo fa che del film si abbia un ricordo ottimo anche sulla base dell’estetica del lavoro,e non solo sul film in generale.”Detective Dee” coglie aloni in puro stile “The Blade” e combattimenti che ammiccano,anche se non proprio ugualmente,a “La tigre e il dragone”,con un protagonista che fa il Jet Li della situazione e che attualizza la figura dell’antieroe in costumi kafkiani e determinazione che manco fosse uscito da un romanzo di Ken Follet. Il famoso detective Dee (in esilio da otto lunghi anni a causa delle sue idee rivoluzionarie) viene reclutato per risolvere il mistero di una serie di morti che minacciano di ritardare la costruzione della statua sacra del Buddha,che ritarderebbe a sua volta l’incoronazione della prima imperatrice donna della Storia.Da qui si apre un mistero degno del miglior Holmes,che si fa zeppo di citazioni.A livello armonico,il film dà il meglio in tre scene:La caduta dell’enorme statua del Buddha,Il combattimento con il Cappellano e la ricerca dello stesso.Tsui Hark riparte da quanto aveva lasciato appena aveva iniziato la fallimentare trasferta negli states(così come capitato,gradualmente ad Ang Lee e John Woo) e si dimostra un eccezionale maestro della mise en scene.Molto artistico ancora una volta,il regista comincia ad idealizzare il sogno proponendolo come un mistero,e quindi appunto rendendolo pieno di fascino.La Cina imperiale riportata da Hark indica i chiari rapporti tra le varie “caste” come sublimati e poco posti.Ma non si macchia di demagogia,anzi:Tsui Hark parla del passato per aprire una parentesi sul presente,una volta l’impero e i suoi sudditi,ora la politica e i suoi servi.Dopo un inizio “pericoloso”,Hark si salva e non si auto-lesiona,come si poteva credere.Ottima la caratterizzazione dei personaggi,nessuno troppo complesso o troppo poco intrigante.Hark ci porta a sospettare di tutti,anche perchè,il mistero si infittisce molto.Ma perchè?Perchè le morti non sono morti tradizionali:semplicemente, esposti alla luce del sole,le vittime prendono fuoco per auto-combustione dall’interno.”Detective Dee” segna una rivincita per il regista ed è un nuovo capitolo nella storia del cinema di Hong Kong,un capitolo,più che di storie(come solito di questo tipo di cinema),di personaggi principali e anche secondari che danno un giusto fondamento alla vicenda.Dall’imperatrice e i suoi segreti,al Cappellano misterioso,all’uomo che ha subito la trasfigurazione,alla dama che segue il protagonista per ordine dell’imperatrice.E il protagonista,Dee Renji,è un nuovo eccezionale personaggio nella sconfinata bellezza dei paesaggi e delle emozioni della Cina nell’anno 690.E spero che ne sentiremo ancora parlare.Ebbene si,per la prima volta spero in un remake o un sequel.E non fa niente se si troveranno sul percorso festival non proprio giusti(il film è stato presentato alla Mostra di Venezia n°67),lunghezza eccessiva e un certo temperamento aggressivo e misteri un pò telefonati(tranne il finale,una vera sorpresa).Per (questo) Tsui Hark,questo e altro.

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