Parafrasando la tagline del film, «il mondo degli studios californiani non ha più bisogno d’una pellicola con un eroe, ma di un lungometraggio mostruoso». Mostruoso nel senso frankensteiniano. Alla nuova utenza cinematografica, con un background prevalentemente costituito da videogames e fumetti supereroistici (Marvel, manga, ecc.), Hollywood s’è adeguata producendo in serie e con lo stampino beveroni pasticciati, pastrocchiati, guazzabugliati, impapocchiati fra generi fantasy, horror, gothic, revenge, action, epic, comics, melò, teen, privi sia di consistenza drammatica che di spessore psicologico. Del tutto intercambiabili, ma oggi piace così. “Dracula Untold”, diretto dall’irlandese Gary Shore al debutto registico, ne è un esempio calzantissimo. L’operazione è fallimentare e l’insufficienza ci sta in pieno, purché non s’inizi a distinguere la Universal d’analoghe offerte delle altre major.

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