Con agosto inoltrato si attendono solo le meritate vacanze, ma nel frattempo una serata al cinema non fa mai male, questa sera è stata la volta di Dream House, film presentato dalla Universal Pictures come un thriller psicologico con forti venature horror.

Prima di iniziare a parlare delle mie impressioni su questo titolo, voglio fare una piccola, ma sostanziale premessa descrivendovi i gravi problemi che Dream House ha dovuto affrontare durante il suo periodo di produzione.

In pratica Dream House è nato inizialmente come un’idea della Universal che mise nelle mani di David Loucka l’intero script, la scelta del grande cast e del sei volte candidato all’oscar Jim Sheridan ha poi fatto intuire che il thriller fosse uno dei film più attesi dell’anno, ma così non è stato.

L’ottimo Sheridan dopo aver letto la sceneggiatura decise di cambiare completamente la natura del film, scelta che la produzione assolutamente non accettò cambiando a loro volta la seconda parte del film in fase di montaggio aggiungendo nuove scene girate senza la presenza del regista.

Il risultato ha portato l’intero cast e lo stesso regista ad annunciare pubblicamente di non sentirsi responsabili del cambiamento della Universal, il regista Sheridan addirittura ha tentato in più occasioni di far eliminare il suo nome dai titoli di coda senza però riuscire a vincere la sua lotta, insomma un vero e proprio pasticcio produttivo.

Leggendo queste parole di sicuro capirete la mia difficoltà a non lasciarmi influenzare da ciò che ha caratterizzato la nascita di Dream House, ma proverò comunque, senza spoilerare troppo, a parlarvi delle mie impressioni.

La trama ruota intorno ad un editore di New York (Daniel Craig) che insieme alla moglie (Rachel Weisz) e le due piccole figlie decide di abbandonare la città per un piccolo paesino, l’uomo scoprirà che la sua nuova casa è stato in passato teatro di un terribile massacro familiare.

La primissima parte del film scivola molto tranquillamente, interessante davvero scoprire ed appassionarsi ad una trama che coinvolge a più riprese, alcune scene sviluppano una certa tensione che rendono Dream House molto godibile, ma attenzione sto parlando solo della prima parte.

Ebbene si, verso la metà del film il personaggio scopre un terribile segreto che spacca praticamente in due non solo la sua tranquillità, ma l’intera sceneggiatura, da quel momento oltre a rimanere interdetti per un buon 20 minuti, Dream House regala spoiler man mano che i minuti scorrono, in pratica il finale del film viene in più riprese raccontato in tutte le salse, non proprio una bella mossa.

Le tante mani messe sulla sceneggiatura fanno di Dream House un’opera incompiuta o per meglio dire rovinata, l’interesse tende a diminuire dalla metà del film fino ad un finale che sembra più che inventato e fuori luogo, per lunghi tratti alcune scene sembrano più che scopiazzate da grandi cult del passato come The Others e Shining, ma che in nessun modo ne ricalcano la grandezza.

Il cast composto da Daniel Craig, Rachel Weisz, Naomi Watts e Marton Csokas non fa altro che attenuare la disfatta di un prodotto non meritevole di questo tremendo risultato, difficile se non impossibile vedere infatti così tanti attori di qualità non portare al cinema un grandissimo successo.

In conclusione voglio sottolineare che purtroppo ho visto il film con la consapevolezza dei suoi problemi produttivi e per questo può sembrare che le mie parole siano state pesantemente influenzate, ma io per primo vi assicuro che è davvero un peccato aver sprecato un cast di qualità, un grande regista ed una storia così interessante nel modo in cui lo ha fatto la Universal.

Dream House resta un’opera rovinata dalla solita tendenza delle major americane di rendere quanto più commerciali film che altrimenti brillerebbero di luce propria, per tanto non posso consigliare la visione del film e vi esorto ad attendere nuovi thriller psicologici a sfondo horror nel prossimo futuro.

Frenck Coppola

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