Una generazione di cineasti che vogliono riscrivere la storia del Cinema Cult (vedi il “Killer Joe” di William Friedkin).
Era molto tempo che non vedevo un film come “Drive”. Ultima fatica del regista danese Nicolas Winding Refn, e interpretato dalla stella in ascesa Ryan Gosling (Le Idi di Marzo, Crazy Stupid Love), il film è un perfetto mix di ottima regia old school, bravissimi attori (una Carey Mulligan sempre perfetta) e simbolismo particolare. Strizzando l’occhio al primo Tarantino, Winding Refn riesce a tenere una tensione particolare durante tutto il corso del film, con picchi di follia violenta destinata a far diventare “Drive” un cult. Pregio particolare alla scelta delle musiche (anni ’80 come il regista ama e preferisce), perfettamente in contrasto con le scene più cruente e solitarie, che scavano nel personaggio protagonista. Una cosa in particolare che ho amato? I dialoghi minimali, scarni, mai ridondanti o fastidiosi; “Drive” è un film silenzioso, delicato e sconvolgente allo stesso tempo, una sensazione che provai guardando solo il “Requiem for a Dream” di Aronofsky. Tutto in “Driver” è lirismo e simbologia (vedi la scena finale con Gosling che indossa la maschera per uccidere il Boss, come il semplice fatto che il protagonista non ha nome,è semplicemente L’Autista o il Ragazzo), una macchina da presa orchestrata perfettamente, una fotografia particolare e accurata, una scelta da parte della costumista, semplicemente fantastica (e lo dice una costumista in erba ;) ), determinata a caratterizzare il personaggio di Gosling e della Mulligan ma anche i cosiddetti “cattivi” con tute brillanti in pieno stile ’80s.
In conclusione “Drive” è da dieci e lode, merita assolutamente il premio di Cannes, anche perchè, anche essendo una produzione americana è un film altamente “europeo” se mi passate il termine. Se solo il sistema italiano lo pubblicizzasse di più, avrebbe tutte le carte in regola per diventare un cult ai pari di “Pulp Fiction”, “Il seme della Violenza” e “Grindhouse”

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