Le regole del noir post Pulp Fiction sono obbligatoriamente accostate a Quentin Tarantino. Ed anche in Drive,noir clandestino e asettico di Nicolas Winding Refn,talentuosissimo danese,all’ennesima trasferta hollywoodiana,l’ombra di Tarantino vigila sicura. Lontano dal poverismo delle recenti tattiche per reiventare il noir di altri tempi,anche in Inghilterra(vedi il fallimentare London Boulevard),Drive non risente di una vera e propria matrice cinematografica,ma grazie ai richiami a precedenti film,specialmente anni 80 e al noir in sè,si trasforma in un’operazione non solo commerciale,ma di instaurazione alla memoria collettiva. Perchè in Drive c’è Friedkin,c’è Hill,c’è perfino un certo Clint Eastwood,lontano dalle origini,ma grazie ad un allontanamento dovuto dai vari Fast and Furious,si scopre come una riuscita scommessa,che finisce con l’accattivare amorevolmente.Uno stuntman(qualcuno potrebbe citare il Kurt Russel di Grindhouse,diretto da,indovinate un po’,Tarantino),senza nome(qualcuno potrebbe citare la Sposa di Kill Bill,diretto da,indovinate un po’,Tarantino),ha una doppia vita:Di mattina fa la controfigura per film di successo,di notte è un autista di rapine.Potrebbe correre per circuiti professionistici,ma l’amore ci si mette di mezzo. Conosce la bella Irene,ragazza madre con il marito in galera. Quando questo esce di galera,si mette nei guai con alcuni criminali senza scrupoli e riesce a combinarla così grossa,che il guidatore senza nome dovrà aiutarlo a mettere a segno un colpo epocale. Peccato che non tutto va come avevano calcolato. Refn,elegante nella messa in scena,tralascia emozioni di ogni tipo dallo schermo e mette a fuoco la sua poetica depressa da poeta metropolitano. Sembra un fiammingo,Refn,nel cinema di oggi,come lui ce ne vorrebbero un bel po’. Stiamo parlando di un quarantenne che riesce a trasformare la storia di un omicida in una delle migliori lezioni di cinema degli ultimi anni(parlo di Bronson of course) e che riesce ad offrire sequenze dinamiche ed adrenaliniche,in un noir che ricorda lontanamente i tempi tanto amati da Tarantino(guarda un po’ chi si rivede),ovvero quelli di Tutto o Niente e Zozza Mary,Pazzo Gary. Non suona però come un omaggio all’exploitation e al cinema di genere,questo splendido Drive,ma bensì riparte da dove i suoi precessori avevano finito,quando non ricomincia addirittura tutto daccapo. Chi scambia Refn per una meteora,davanti a questo interessante film dovrà clamorosamente ricredersi: Refn è un grande cineautore di storie che sembrerebbero fuori dal coro,ma che restano implicate nel reale e non diventano metaforiche. E se Refn viene addirittura chiamato il “Tarantino di Danimarca”,un motivo ci sarà. A Cannes se ne sono accorti,premiando la regia di questo film,uno tra i più amati al Festival. Speriamo che anche gli italiani se ne accorgano,una volta tanto.

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