Ipnotico. Drive è oltraggiosamente ipnotico.
Mi sono recata al cinema con l’intenzione di vedere un film che prometteva bene dal trailer.
Poi, mi sono ritrovata piacevolmente sorpresa nell’assistere ad un vero spettacolo.
Nicolas Winding Refn ha confezionato un piccolo gioiello. Regia splendida, arricchita da piccoli dettagli che rendono tutto il film un’opera corale.
Scelta della colonna sonora coraggiosa e, mi stupisco a dirlo, azzeccatissima. E poi, lui.
Un silenzio dopo l’altro. Uno sguardo dopo l’altro.
Recitare con gli occhi: ecco che cosa è riuscito a fare Ryan Gosling. L’unico e il solo in grado di interpretare quella parte.
Driver era lui. Nessun’altro.
E, devo dirlo, la sua mano guantata che minaccia il volto della rapinatrice, indicandola dritta in faccia con un solo dito, fa più paura di una calibro 45 pronta a sparare.
La calma che precede la tempesta: la scena dell’ascensore è nel contempo assurda e splendida. Romantica e malvagia. Il dualismo tipico dell’eroe tormentato.
E di nuovo, da timido e silenzioso lupo solitario ad angelo sterminatore.
Che il Driver entri a far parte di quella schiera di assassini silenziosi che lasciano l’impronta nella storia del cinema, è assodato. Un bomber dorato con uno scorpione ricamato sulla schiena, un paio di guanti in pelle, un martello e una pallottola. Semplice e brutalmente spietato.
E vederlo immobile nella scena dell’auto, aspettando impaziente che sbattesse le palpebre, mi ha fatto stare il cuore in gola più della stramaledetta trottola di Nolan in Inception.
Un sospiro di sollievo. Un mezzo sorriso e poi, fine.
A bocca aperta. Tutto il cinema. Quei pochi che c’erano.
Perché Drive sarà uno di quei film che non farà furore nelle sale. Ma diverrà un cult. Diverrà un cult quel bomber dorato.
Diverrà un cult la sua camminata spavalda e spocchiosa.
E Gosling è fantastico. Da brivido. Sottovalutato da molti ma in grado di tener testa a tutti.
Un voto? 8 al film.
10 e lode per Gosling.

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