Se il cinema fosse la somma di tante buone intenzioni, Elysium sarebbe un capolavoro. C’è invece, nella pratica del capolavoro, la necessità di una distanza, di una diversità, che qui non accade mai. E’ un film senza misteri: Blomkamp sposta la sci-fi finto-povera e postindustriale già vista in District 9 dal Sudafrica al Brasile, e trasforma l’istanza razziale in istanza economica, la lotta all’apharteid in lotta di classe. Ci sono i poveracci, sulla Terra, che è sovrappopolata e desertificata; e pochi ricchi su Elysium, paradiso orbitante verde-azzurro, tutto giardinetti e piscine. Ma non basta: sul pianeta – e non si sa perché, visto che i miliardari sono altrove – la plebaglia è tenuta sotto controllo da un fascismo robotizzato, che amplifica le frustrazioni e spinge a viaggi della speranza lungo le rotte dello spazio, con i prati di Elysium che equivalgono le coste della nostra Lampedusa.

In tutto questo accade pure che un operaio meccanico con piccoli precedenti penali (Matt Damon), finisca nei guai per un’eccessiva dose di radiazioni sopportata in fabbrica. Gli restano 5 giorni di vita e una possibilità: arrivare sulla stazione orbitante, dove improbabili macchine guaritrici ti cancellano qualsiasi problema di salute (dalla leucemia, a una testa spappolata) in pochi secondi. Per farcela, deve esaudire un favore all’amico scafista: rubare le informazioni dal cervello del suo capo (William Fichtner), imprenditore senza scrupoli e morale, che  sta progettando un colpo di stato con una ducetta dello spazio (Jodie Foster). Tra lui e il bottino ci si mette il terrificante villain Krueger (Sharlto Copley, cattivo “stalloniano”, la cosa migliore del film) – stupratore/assassino/sociopatico – che va in giro ad affettare la gente munito di katana e scudo laser, abbinamento che riassume un intero immaginario.

Come tutto questo arrivi sullo schermo, è istruttivo e frustrante: non si sa quanti draft (cioè revisioni, generalmente imposte dall’alto) abbia sopportato la sceneggiatura, ma il film sembra il punto alla fine di un lungo processo di sintesi. Si sono fermati quando è diventata: “Matt Damon ha qualcosa in testa, e se lo scarichi su PC il mondo è salvo”. Non è sbagliato sempre, ma è un atteggiamento che si giustifica meglio quando si parla di battaglie tra robot e dinosauri giganti, che non quando si vuol fare fantascienza adulta. Il nocciolo del problema è tutto qui: Elysium non è fantascienza adulta, perché l’età di un film non la fanno le intenzioni né l’estetica, ma lo svolgimento. Non c’è profondità: sono più interessanti le sequenze d’azione che quelle in cui i personaggi si mettono a parlare. Le soluzioni sono sempre improbabili, anche in un contesto sci-fi. Il ritmo in compenso è altissimo, la durata giusta – perfino un po’ breve -, il montaggio a tratti clamoroso.
Non è affatto brutto Elysium, solo contraddittorio, dibattuto tra le intenzioni di chi l’ha pensato e quelle di chi l’ha pagato.

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Mi piace
Montaggio mozzafiato. E Copley è un cattivo anni ’80 come non se ne fanno più.

Non mi piace
Script pieno di banalità buchi, scelte improbabili.

Consigliato a chi
Ama la fantascienza politica, nella versione finto-documentaria e post-industriale brevettata da Blomkamp con District 9.

Voto: 3/5

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