La BlueBook,società fittizia che assomiglia incredibilmente alla nostrana Google, selezione un’impiegato, Caleb (Domhnall Gleeson), per incontrare il magnate della compagnia, Natan (Oscar Isaac): ma quello che viene definito “un’incontro importante” e “un grande onore”, nasconde però una grande insidia.
A Caleb sarà assegnato infatti il compito di testare Ava (Alicia Vikander): un robot antropomorfo dotato d’intelligenza e auto-coscienza, basate sull’insieme di tutti i dati che gli utenti inseriscono nel motore di ricerca monitorato dalla compagnia.
Ben presto però le cose finiranno per prendere una brutta piega e Caleb, non saprà più distinguere chi tra l’automa e il suo capo, sia realmente “degno” di essere definito un’essere umano.

La prima esperienza di Alex Garland, lo sceneggiatore di 28 giorni dopo,dietro la macchina da presa, può essere considerata un vero e proprio successo:un mix tra Shining e Frankenstein, che fa delle grandi domande della vita la sua ossatura principale.

Seguendo un filo conduttore lineare e ben definito, Garland porta in scena un’articolata guerra psicologica tra i tre protagonisti, fatta di domande esistenziali, bugie e concetti filosofici, che alimentando l’interesse dello spettatore, fanno si che questi resti attaccato alle poltroncine in attesa di risposte, per tutti i 140 minuti del film.

Ma, la troppa psicologia finisce per nuocere allo svolgimento di una pellicola che, seppur promettente da diversi punti di vista, pecca di “lentezza” in alcuni punti per poi riprendersi solo nel finale. Convincono gli attori e la stessa Alicia Vikander che, intrappolata in un ruolo alquanto macchinoso, riesce comunque a mettere in luce la crudeltà di Ava, decisamente degna dell’umanità da cui prende spunto il suo essere.

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