Per rilanciare la commedia italiana Alessio Maria Federici prova a riunire sotto lo stesso tetto due attori molto affascinanti e amati dal pubblico italiano, in una pellicola dove il tema centrale è la seconda occasione. Non è un periodo così elettrizzante, ma nemmeno così mediocre per il nostro cinema, che riesce a collezionare man mano qualche pellicola degna di nota, e questo “Fratelli unici” si può definire un film riuscito, dove seppur ci sia qualche imperfezione, grazie all’alchimia che in scena il duo formato dai protagonisti Argentero-Bova, e alcuni momenti che seppur non brillano per originalità riescono a colpire lo spettatore, coinvolgendo e rendendo la pellicola interessante il risultato è più che soddisfacente.

Pietro (Raoul Bova) è un medico di successo, freddo e distaccato, mentre suo fratello Francesco (Luca Argentero) è uno stuntman donnaiolo, ma non particolarmente affermato, i due sono l’opposto l’uno dell’altro e non riescono a trovare un punto di incontro, ma il destino sembra volerli riavvicinare: un incidente fa perdere completamente a Pietro la memoria, e sarà proprio Francesco a doversi prendere cura di lui. Dovendo completamente rieducare Pietro, la convivenza tra i due sarà un’occasione per pareggiare i conti del passato, tirando in ballo anche l’ex moglie di Pietro Giulia (Carolina Crescentini), in procinto di risposarsi e con a carico la figlia adolescente Stella avuta da Piero.

La chimica tra i due protagonisti è del tutto innegabile, supportata da un’efficace Carolina Crescentini, e del resto alcuni momenti ricci di pathos emotivo che rendono il tutto maggiormente accattivante, ma ciò che non compensa i punti di forza del film sono alcuni momenti abbastanza prevedibili, alcune delle gag non sono del tutto riuscite, e una parte del film non brilla per originalità, ma anche se abbondano scene “zuccherose” nel compenso il tutto risulta calibrato e piacevole, grazie ad un cast che fa il suo dovere, situazioni comiche divertente, scene capaci di catturare letteralmente l’attenzione del pubblico, e anche qualche riflessione non indifferente, forse non affiancate da un contesto che le valorizza al massimo ma che trovano la sua collocazione all’interno del film. Seppur difetti ce ne siano, Federici riesce a trovare un costante equilibrio del tutto, riuscendo a sfruttare nella maniera più positiva anche l’happy-end e l’eccesso di zucchero.

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