Con i film ispirati dalla Beat Generation c’è sempre un problema: invece di metterne in scena la storia, o lo spirito (come fa benissimo Urlo), se ne mette in scena un povero stereotipo. Si maneggia cioè quel che resta di un immaginario, oggi, disperdendone il potenziale. Avrebbe dovuto insegnare qualcosa la versione 2012 di On the Road con Kristen Stewart, ma un anno dopo – in Giovani ribelli – ci ritroviamo William Borroughs (Ben Foster) che entra nel film disteso in una vasca da bagno mentre fuma marijuana con addosso una maschera per l’ossigeno.
La premessa serve a dire che il film va pensato e giudicato al netto degli stereotipi, tanti, e dell’immaginario modaiolo – immaginatevi L’attimo fuggente rifatto in un servizio di Vogue. E al netto degli stereotipi, è un gran bel film.
La storia dell’educazione sentimentale e poetica della matricola Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe), che all’università conosce e si innamora dell’affascinante, bellissimo e ben introdotto Lucien Carr (Dane DeHaan, il ragazzo di Chronicle fa carriera) – qualche anno avanti a lui – è raccontata con toni che dal facile teen drama scivolano in fretta verso il tragico cupo, aiutati da un protagonista come Radcliffe che si butta anima e corpo nel personaggio, con dedizione, anche fisica, impressionante.
La ciliegina sulla torta è Michael C. Hall, commovente nel ruolo di David Kammarer, amante disperato e rinnegato di Carr.
Più fiction che letteratura, ma comunque niente male.

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Mi piace
Cast azzeccato e in grande forma

Non mi piace
La prima mezz’ora è una tempesta di stereotipi

Consigliato a chi
Vuole scoprire un Daniel Radcliffe inedito e affondare la mani nella tragedia privata che ha contribuito a dar forma alla letteratura Beat

Voto: 3/5

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