Titolo: Giovani Ribelli – Kill your Darlings Anno: 2013 Regia: John Krokidas Interpreti: Daniel Radcliffe, Dane DeHaan, Micheal C. Hall, Ben Foster, Jack Huston

Trama: Nel 1944 il giovane Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe) vive una situazione famigliare complicata, a causa della malattia mentale della madre (che vede nel figlio Allen l’unica persona in grado di capirla) e il latente desiderio del padre di farla trasferire in manicomio. Con sua sorpresa Allen viene ammesso alla Columbia University e durante il suo giro di benvenuto nel campus, uno studente poco ordinario dal carattere ribelle – tale Lucien Carr (Dane DeHaan) – attirerà la sua attenzione proprio per i suoi comportamenti anti-istituzionali. I due stringono presto amicizia, uniti dalla passione per la letteratura e dal rifiuto della stessa nella sua declinazione classica e tradizionale. Lucien introdurrà Allen nel mondo del libertinaggio e della trasgressione, presentandogli scrittori singolari come William Burroughs (Ben Foster) e David Kammerer (Micheal C. Hall), presunto mentore di Lucien. Allen, Lucien e William, spinti da un desiderio di rivoluzione letteraria, decidono di dar vita a una corrente il cui manifesto impone il rifiuto per le istituzioni, la legge, la tradizione e l’ordinario, in favore della trasgressione, del libertinaggio e del caos e che prenderà il nome de “La Nuova Visione”. Nel tentativo di dar vita ad opere appartenenti alla corrente – ritenendo Allen poco prolifico – Lucien arruolerà – con iniziale disappunto di Allen – tra le fila de “La Nuova Visione” anche Jack Keroauc (Jack Huston). David Kammerer – in passato amante di Lucien – ostacolerà le attività del gruppo spinto dalla gelosia, ma questo gli costerà il totale rifiuto da parte di Lucien e lo porterà ad un comportamento ossessivo nei confronti del ragazzo. L’ennesimo tentativo di David di riavvicinarsi a Lucien, scaturirà in una colluttazione che porterà alla morte del primo e all’arresto del secondo. Allen, respinto da Lucien – ma ancora innamorato di lui – cercherà di ricomporre la verità su quanto accaduto, e dovrà decidere se aiutarlo o lasciarlo al suo destino.

Due tempi
Il film ci introduce – dopo immagini solo apparentemente metaforiche – alla storia con un flash-forward che ci mostra Lucien in carcere e Allen che vi parla attraverso le sbarre. Percepiamo subito l’astio tra i due, che si contrappone invece a quanto vediamo quando i due protagonisti si conoscono nella principale linea narrativa del film. La prima parte della pellicola risulta immediatamente incalzante, e il linguaggio cinematografico si tinge di quei toni poetici – che poco spesso si vedono ormai al cinema – che hanno caratterizzato altre opere filmiche basate sulle personalità della letteratura. La musica e le immagini (che scandiscono una buona prova del regista Jack Krokidas), sono in grado fin da subito di proiettarci non soltanto nell’atmosfera dei tempi a ridosso della liberazione dell’Europa da parte dell’esercito degli Stati Uniti (flebile cornice attorno al focus della storia), ma anche in quell’ambiente universitario che vede protagonisti giovani – appunto ribelli – intenti a rivoluzionare qualcosa, a detestare quanto invece è considerato accettabile, a farci percepire pacatamente la trasgressione nascosta sotto la trama, che ci si rivelerà durante la vicenda solo pian piano, per poi culminare poco prima della fine. Una prima parte in crescendo, che ci fa effettivamente respirare quell’aria di capolavoro; aria che purtroppo, nella seconda parte del film tende a lasciarci, non deludendoci certo fino in fondo, ma rendendo le ultime sequenze del film, apparentemente più legate a riportare i fatti accaduti, che a restituirci quel fascini poetico che invece trasuda da ogni inquadratura della prima parte. Un film che parla di letteratura poetica, ed è poetico, seppure in un secondo momento forse troppo legato alla sua referenzialità storica.

Gli attori e gli scrittori

Daniel Radcliffe, dopo interpretazioni non proprio d’impatto in seguito alla fine della saga di Harry Potter, ci offre un’escalation espressiva degna di nota. Il personaggio di Allen (seppur nella sua iniziale natura introversa) ci risulta carismatico: vogliamo sapere cosa ne sarà di lui, ci fa affezionare, tanto che quando viene rifiutato da Lucien empatizziamo con il suo dolore. Estremamente reale e credibile, soprattutto considerata la difficoltà e complessità del ruolo. Allo stesso modo anche Dane DaHaan ci stupisce, e il ruolo da lui interpretato ci risulto calzante e allo stesso tempo più ermetico nei nostri confronti, come se in alcuni momenti lo spettatore dovesse assumere un atteggiamento critico nei suoi confronti. Micheal C. Hall, svestiti i panni di Dexter, si dimostra capace in un ruolo che mostra più di un sfaccettatura: caratterizzato a tratti da un forte sicurezza e autorità, mentre in altri momenti più vulnerabile. Sottovalutato il personaggio lunatico ed affascinante di Wiliam Burroughs, che trova nelle droghe più potenti in circolazione non soltanto l’ispirazione ma anche l’illuminazione letteraria; un carattere insolito in grado di spiccare tra gli altri, nonostante questi non siano definibili in un archetipo. Un cast non proprio d’eccezione, ma la cui direzione ha portato ad un’opera cinematografica certamente di rilievo nell’attuale panorama, se non nel suo complesso, certamente per le tematiche e i personaggi. Si è parlato di ‘capolavoro’, forse termine adatto se il film avesse tenuto i toni dell’intrigante prima parte, più che della esplicativa della seconda.

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