La genesi del progetto affonda le radici in un articolo de L’Espresso, dal quale il giovane regista Ivano De Matteo ha prelevato la definizione “equilibristi”, intesa come categoria esistenziale fatta di precariato lavorativo e  sentimentale. Equilibristi sono Giulio (Valerio Mastandrea) e la moglie Elena (Barbora Bobulova), la cui situazione famigliare esplode quando lui tradisce lei con una collega. Apparentemente, un’innocente evasione, ma che mette in crisi la famiglia. Lui infatti si troverà a mantenere se stesso, ma anche moglie e figli e non più a condividere le spese con la consorte. E dovrà farlo col suo stipendio da impiegato di 1200 euro.
Una situazione irrespirabile che lo metterà all’angolo, nonostante la sua irremovibile decisione di non rinunciare alla propria dignità con mancati pagamenti o richieste di prestito agli amici. Una parabola discendente che lo metterà faccia a faccia con un dolore e una solitudine insostenibili. Salto nel vuoto che gli farà perdere le coordinate stabili della sua esistenza.

I film mescola urgenza sociale e drammaticità con estro e un forte coinvolgimento, che ha suscitato interesse all’ultimo Festival di Venezia e la cui riuscita è dovuta moltissimo al protagonista Valerio Mastandrea, maschera tragica e ironica insieme. L’attore romano riesce infatti a restituire sullo schermo tutto il dramma di tanti padri separati, che con uno stipendio di 1.200 euro al mese vengono considerati troppo ricchi dallo Stato per poter accedere a qualsiasi contributo assistenziale e improvvisamente si trovano in una situazione di indigenza quasi totale.
Un film che denuncia una condizione sempre più diffusa e quanto mai attuale. Già Carlo Verdone aveva esplorato tramite il linguaggio agrodolce della dramedy Posti in piedi in Paradiso, De Matteo la inquadra invece da una prospettiva fin troppo tragica, a cui toglie ogni possibilità di alleggerimento e sdrammatizzazione. Un accanimento verso il proprio protagonista che presenta il pro del realismo, ma il contro di uno studio un po’ a tavolino.

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Mi piace: l’intepretazione tragicomica di Mastandrea, maschera ironica e drammatica insieme

Non mi piace: l’accanimento del regista contro il suo personaggio, sbatacchiato troppo dalla vita

Consigliato a chi: a chi ama i film di denuncia sociale e le storie famigliari non edulcorate

 VOTO: 3/5

 

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