Caratteristica principale del cinema di Ron Howard è quella di riuscire a dare a tutte le sue opere un respiro epico senza rinunciare all’importanza primaria della narrazione. La sceneggiatura e il cast compongono le fondamenta dei suoi film. L’estrema cura per la messa in scena e gli effetti speciali non comporta la predominanza di quest’ultimi.
In “Heart of the Sea” ciò si fa evidente sin dal prologo, dove i ruoli dei narratori vengono chiariti. Il regista non vuole solo raccontare come lo scrittore Herman Melville venne a conoscenza della storia che lo avrebbe ispirato per “Moby Dick”. E non vuole nemmeno focalizzare l’attenzione su quella che è stata una tragedia realmente avvenuta. Il film racconta l’essere umano in tutto il suo egoismo e la sua avidità, per poi metterne in dubbio i diritti nei confronti della natura. Natura che, attuata la propria vendetta, lo costringe a venire a patti col suo essere infimo e mostruoso pur di rimanere aggrappato a quel poco di vita rimastagli.
In fondo anche di duelli parla il cinema di Howard: sul ring (“Cinderella Man”), in pista (“Rush”) o in uno studio televisivo (“Frost/Nixon”). In “Heart of the Sea” non viene affrontato solamente il rapporto uomo-natura, ma anche lo scontro tra classi sociali, incarnato dal capitano Pollard e il primo ufficiale Owen Chase.
La sceneggiatura calibra alla perfezione i diversi atti della vicenda. La gigantesca balena viene mostrata il giusto, seppur onnipresente nelle paranoie dei protagonisti. Il regista ha dato molta importanza al post naufragio, raccontando la disperazione e la speranza dei marinai.
Da applausi le prove attoriali, su cui spicca Chris Hemsworth. Qui alla seconda collaborazione con Howard, dopo aver stupito con delle prove mature in “Rush” e “Blackhat”, l’attore australiano gode del perfetto physique du rôle unito a un carisma che potrebbero assicurargli un futuro roseo. In questo film la sua performance è da Oscar.
“Heart of the Sea” è una bella storia, tristemente vera, raccontata in modo epico e avvincente. Ron Howard, dopo il capolavoro “Rush”, si conferma uno dei migliori narratori di Hollywood.

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