Prova superata per Genndy Tartakovsky, al suo esordio nella regia di un lungometraggio. Un talento, il suo, di origine televisiva (ha sviluppato quattro serie animate di successo, tra cui Star Wars: Clone Wars, per il canale Cartoon Network) e già finito sotto la lente d’ingrandimento della critica statunitense («tra i 50 nuovi artisti da tenere d’occhio» per Variety).
Una premessa necessaria, perché in Hotel Transylvania molto si deve alle soluzioni creative e visive inventate dal suo regista. Un tocco dinamico e originale che compensa una sceneggiatura esile, seppur divertente.

Le linee guida su cui si muove il film sono molto chiare: il fine è quello di raccontare le difficoltà del rapporto genitori-figli (in questo caso specifico si tratta di padre e figlia) e più in generale dell’adolescenza (comprese le prime cotte), senza tralasciare il discorso sull’accettazione e l’accoglienza del diverso; il mezzo è quello di sfruttare il lato comico dei mostri più iconici della storia della letteratura e del cinema, reinventandoli a misura di bambino.
Così veniamo proiettati nel castello che Dracula ha costruito per proteggere la figlia Mavis dagli umani, rei di avergli ucciso la moglie: un forte trasformato in hotel per soli mostri e infatti raggiungibile solo attraverso una foresta infestata di creature spaventose. È qui che zio Frank (aka Frankenstein), il Lupo Mannaro, la Mummia, l’Uomo Invisibile e centinaia di altri mostricciatoli sono stati invitati da Drac per festeggiare il 118° compleanno di Mavis. Tutto funziona, finché alla porta non si presenta un ragazzo in carne e ossa. La miccia che accende l’azione, accelerando gli eventi, le gag da slapstick comedy e i vani tentativi del padrone di casa di nascondere l’umano sotto false sembianze.

Il film alterna sequenze frenetiche e caotiche (complice la presenza di moltissimi personaggi) con il compito di divertire – è qui che la mano di Tartakovsky si fa evidente – e scene più introspettive e di dialogo (soprattutto tra Dracula e Mavis) volte a portare avanti la riflessione sulle dinamiche familiari e sulla diversità vista come una forma di ricchezza e non un ostacolo. Un equilibrio che convince a livello registico e visivo, ma che nasconde più di una lacuna nella sceneggiatura. Forse l’assenza di un vero cattivo, forse la parziale caratterizzazione dei personaggi (fatta eccezione per il protagonista, tutti gli altri risultano inconsistenti), forse la semplicità della trama rendono il film piacevole ma non un capolavoro.
Un prodotto capace di intercettare i teenager, che si riconosceranno nella fotografia adolescenziale, incontrare il gusto del pubblico adulto, divertito dalle citazioni e dalla comica rivisitazione delle proprie icone mostruose, e divertire i bambini. Forse non tutti troveranno d’appeal mostri che probabilmente vedono e conoscono per la prima volta e di cui si dà per scontato il background culturale. Ma, del resto, a loro non interessa capire tutto. Basta ridere e perdersi tra i corridoi dell’hotel insieme a Drac, zio Frank & Co.

Leggi la trama e guarda il trailer del film

Mi piace
La regia e una manciata di scene veramente esilaranti

Non mi piace
La semplicità della storia

Consigliato a chi
Ai bambini… e ai genitori e ai fratelli che li accompagnano al cinema

Voto
3/5

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