Che il terzo capitolo della saga si staccasse dalle prime due parti era già stato anticipato alla fine del secondo film. Abbandonata l’arena e la crudele ma controllata realtà degli Hunger Games, inizia per Katniss e tutti i vincitori una battaglia per la sopravvivenza di tutto il popolo di Panem. E proprio alla ragazza di fuoco tocca l’arduo compito di alimentare la debole fiammella della ribellione, spingere gli uomini a combattere e a morire per riconquistare la libertà. Se da un lato questo nuovo compito la rende ancora più agguerrita e affascinante, dall’altro lato è schiacciata sotto il peso della responsabilità. Scordatevi la Katniss arrabbiata e intraprendente delle prime due puntate, la ragazza che non esita a offrirsi volontaria per salvare la sorella. Due edizioni degli Hunger Games le hanno impresso cicatrici indelebili, e la preoccupazione per le sorti di Peeta, ancora nelle mani del presidente Snow, la consuma in modo inesorabile. Al suo fianco si alternano personaggi di grande caratura, il fedele Gale, ormai rassegnato al fatto che Katniss sia innamorata di Peeta, la presidente Coin, magistralmente interpretata da una consumata Julianne Moore, al tempo stesso cinica e attenta alle esigenze della Ghiandaia Imitatrice. E come non citare Philip Seymour Hoffman. Questa ennesima grande interpretazione nei panni dello stratega Plutarch buca lo schermo e ci fa ripiangere una volta di più la perdita di questo attore straordinario. Il regista Francis Lawrence, alla prese con la difficile prova di un film di passaggio, riesce a confezionare una pellicola vivace, energica, intensa e veloce, molto diversa dal libro, più concentrato sull’aspetto umano e interiore dei protagonisti. Tra scene di guerra e futuristiche propagande, espliciti richiami all’esorcista (vedi ultima scena) e il nostalgico canto “L’albero degli impiccati”, la prima parte de “Il canto della rivolta” anticipa il grande finale, il drammatico epilogo della saga della Ragazza di Fuoco.

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