Panem è in procinto di ribellarsi.
Dopo lo straordinario e inaspettato epilogo dei settantaquattresimi Hunger Games (che vedevano come vincitori i due tributi del Distretto 12) si è destato qualcosa nei cuori degli abitanti dell’intera nazione: la speranza. Ad accendere questa scintilla ci ha pensato Katniss Everdeen insieme a Peeta Mellark. Ora, con l’avvicinarsi dell’edizione della memoria dei giochi e la palpabile tensione che si vive in tutti i distretti, le cose stanno per cambiare, e quella piccola scintilla potrebbe evolversi in un incendio.
Perché ogni rivoluzione si forgia nel fuoco del dissenso.

Dopo lo straordinario risultato ottenuto con il primo capitolo, diretto da Gary Ross, Hunger Games: La Ragazza di Fuoco conferma la bontà della trasposizione della saga di Suzanne Collins, e lo fa con ben due Omonimi a guidare il tutto. In primis lei, la ragazza di fuoco del titolo, Jennifer Lawrence, che dimostra ancora una volta di essere una grande interprete, capace di calarsi perfettamente in qualsiasi ruolo, donandogli un brillante spessore psicologico ed una ricercata espressività (pur cadendo nel tanto temuto overacting in una o due scene). Bellissima nella sua naturalezza, forte, determinata e combattiva, Katniss è la quintessenza di un’emancipazione femminile cinematografica e cartacea che troppo spesso viene a mancare. La Collins ha creato un personaggio impeccabile e affascinante, di cui la Lawrence ne è la perfetta incarnazione cinematografica.
Il secondo della coppia è la nuova aggiunta, Francis Lawrence, subentrato alla regia al posto di Ross, che riesce nell’arduo compito di portare in sala una pellicola non vuota di contenuto, ma con una forte anima “Orwelliana”, che traspare perfettamente dall’egregio spettacolo visivo di questo secondo capitolo dei Giochi della Fame.
Lawrence regala scene d’azione più dinamiche e pulite, riuscendo a migliorare tutto ciò che di buono c’era nel primo capitolo, in particolar modo i toni, qui più sostenuti in quanto il tema politico portante acquista sempre più importanza, imponendosi ancor più fermamente di quanto già fatto nel primo capitolo. La distopia prevale sul fantasy, rendendo l’opera più matura e un passo oltre la soglia Young Adult.

Il merito della riuscita di questa buonissima seconda trasposizione va anche ad un ricco cast di contorno, che oltre al già rodato Stanley Tucci comprende nuove importanti aggiunte quali Philip Seymour Hoffman nei panni del capo stratega Plutarch Heavenbeen, Jeffrey Wright in quelli del tributo Betee e Sam Claffin sorprendentemente credibile e a suo agio nell’interpretare Finnick Odair.
Tre personaggi molto importanti col procedere della trama, ricchi di contraddizioni e tutti a loro modo molto interessanti e portati egregiamente su schermo sia a livello fisico che emotivo. Il lavoro di casting è stato eccellente, ed è sfociato nelle scelte più adatte all’economia della pellicola.

Hunger Games: La Ragazza di Fuoco è il secondo passo, l’atto centrale di un’opera che ha già saputo catturate milioni di persone, e che continua a mietere consensi. È un film moderno (si pensi alla Primavera Araba), che nel suo giovane corpo ospita un anima adulta ed intelligente, piena di sfaccettature e ricca di riferimenti letterali.
Da non perdere.

Voto: 7.5

Luca Ceccotti

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