“Ricorda chi è il vero nemico…”

Hunger Games: La Ragazza di Fuoco, già campione di incassi in America, attesissimo sequel del primo capitolo, è un film che non delude le aspettative sotto nessun aspetto, rivelandosi sicuramente migliore del precedente.
In questo secondo capitolo vediamo una Katniss Everdeen cresciuta dopo i passati Hunger Games, vinti, e da un lato divisa in amore tra Gale e Peeta, e dall’altro tesa a contrastare/obbedire al Presidente Snow. Finché non dovrà tornare nell’Arena…
Pochi i punti deboli e tantissimi punti a favore per il primo film della saga diretto da Francis Lawrence che, succeduto a Gary Ross al timone di questa impresa, ha saputo impugnare le redini di questi giochi prendendo il meglio dal precedente capitolo e migliorandolo ancora. Merito anche del grandissimo cast, tra cui non posso non nominare il premio Oscar® Jennifer Lawrence, che è sempre più Katniss, e non sembra nemmeno interpretare un personaggio, ma sembra essere quel personaggio: prova le sue emozioni, pensa le sue stesse cose regalandoci un’eroina reale e tangibilmente coraggiosa. Altra menzione per Woody Harrelson alias Haymitch, che in questa seconda “puntata” assume un ruolo di maggior rilievo (comico) lungo tutta la prima parte del film, mostrandoci la beffarda ironia del personaggio con estrema bravura e naturalezza. Ottime le interpretazioni di veterani della saga quali Donald Sutherland/Presidente Snow e Stanley Tucci/Caesar Flickerman, e della new entry Philip Seymour Hoffman come primo stratega Plutarch Havensbee.
Sfavillanti costumi animano la scena in questo secondo atto, aiutando a ricreare la maestosità di scene come quella in cui Katniss diviene la Ghiandaia Imitatrice sotto gli occhi stupiti di Caesar e di tutto il mondo.
Per quanto riguarda la questione della fedeltà al romanzo: non ci sono grossi tagli, e quelli che ci sono sono in parte giustificati da questioni di tempo (già così la durata è di 150 minuti!), come l’assenza dei due fuggitivi dal Distretto 11 in rivolta, o la ferita di Katniss alla gamba. Grande taglio insensato è quello fatto ai danni dell’orologio da taschino di Plutarch, con il quale lo stratega cominciava a mostrarsi alleato di Katniss. Qualche altra mancanza, come l’arrivo del pane dal Distretto 4 all’interno dell’Arena o la scoperta del passato di Haymitch, ma niente che disturbi gravemente lo svolgimento della narrazione.
Sono state aggiunte, inoltre, alcune simpatiche integrazioni, come la nipotina del Presidente Snow o il suo bicchiere con il sangue.
Numerosi rispetto al primo capitolo sono anche i “siparietti” comici, in primis quello della scena sull’ascensore, in cui Johanna Mason si denuda davanti a una Katniss a dir poco schifata e sconvolta.
Grande scena e grandi emozioni per l’ultima sequenza in cui, dopo l’annuncio shock di Gale (“Il Distretto 12 non esiste più. È stato distrutto.”), negli occhi di Katniss cogliamo la sua trasformazione da cerbiatto indifeso a Ghiandaia Imitatrice. Infine una veloce menzione anche per la straordinaria sorpresa finale appena prima dei titoli di coda, che lascia col fiato sospeso acuendo l’attesa per l’ultimo atto (che arriverà al cinema diviso in due parti).
Uniche piccole pecche: c’è un evidente sbilanciamento tra le due figure di Gale e di Peeta. Nel film, contrariamente al libro, Katniss sembra amare Gale e non tenere in alcuna considerazione (se non come rapporto di pura amicizia) Peeta. Tutto il dilemma interiore della protagonista, ben espresso nel testo di partenza, non viene reso con precisione. Altra cosa, forse più un commento personale che non un vero e proprio errore, il fatto che venga mostrato un Presidente Snow più umano già durante il colloquio iniziale con Katniss a casa di lei. Per me era una carta da tenersi e giocarsi solo alla fine del percorso cinematografico di questi giochi, come nel libro.
E ora, dopo aver assistito e “partecipato” alla 74esima edizione degli Hunger Games, aver vissuto il Tour della Vittoria ed essere stati mietuti per la Terza Edizione della Memoria… “che i giochi abbiano fine.”

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