Tante “P” nel suono gradevolmente buffo del cognome come tante P (moltiplicate per 2) quanti sono i pinguini, con la P maiuscola, che infesteranno “benevolmente” il suo appartamento e la sua casa.
Il cognome in questione è Popper con i suoi pinguini Capitano, Urlacchia, Amoroso, Mordicchia, Tontino, Puzzoso (casualmente nominato ultimo) che sono protagonisti di questa commedia, firmata Mark Waters, tratta liberamente dal romanzo di Florence e Richard Atwater.
Mr. Popper viene interpretato nel modo originale e particolare dall’attore dagli zigomi super elastici, con la sua capacità di variare espressioni e gesti che trasmettono dalla tristezza più struggente alla felicità più folgorante: Mr. Jim Carrey. Stavolta impersona un uomo d’affari molto abile nel concluderli ma frustrato per il distacco che sta vivendo riguardante la vita famigliare con i suoi due figli e con la moglie separata. Questi rapporti mal vissuti nel nucleo famigliare sono pressoché la proiezione dell’infanzia di Popper dove il padre è sempre stato quasi assente per il figlio, per via delle molte spedizioni avventuriere che doveva affrontare per lavoro, dove l’unico modo principale per sentirsi era una semplice radio.
Ma la vita di Tom Popper, della famiglia e delle persone con cui entrerà in contatto cambierà con l’arrivo della serie di “souvenir” inscatolati che il padre, prima di morire, gli spedisce…
Dopo una serie di tentativi mancati di sbarazzarsi della serie di pinguini, di molte scene dalla comicità slapstick, Popper inizierà ad accudirli amorevolmente come “figli”, anche perché i pinguini faranno da grande elemento di riavvicinamento con la sua famiglia, tanto da incominciare a diventarne parte.
Oltre a questi inquilini si dovrà preoccupare di comprare per conto della società per cui lavora il celebre Tavern on the Green, dove dovrà convincere la proprietaria, nientemeno che Angela Lansbury, attrice di fama mondiale come “Signora in Giallo”; affare che non risulterà di facile conclusione.

Il film è vero, ha una trama molto scontata, ma mai noiosa. Molte sono le scene semplici ma parecchio divertenti, altrettante sono le scene semplici ma tanto profonde, che trasmettono dei grandi valori della società che oggi si stanno poco a poco dimenticando: l’amore e la famiglia.
Divertente, il balletto che Popper insegna al sestetto, simile a quello dei pinguini-camerieri di Mary Poppins. Spiritoso, il modo in cui Popper intrattiene gli animaletti, con i film di Charlie Chaplin, nei momenti di assenza dalla casa. E cosa dire del freddo glaciale che trasformerà l’appartamento di Popper nell’ ”ambiente naturale” per gli individui dalla camminata goffa. Ma tante altre sono le scene semplici ma rese speciali dai pinguini e da Jim Carrey.
Infatti, grande parte del merito è indubbiamente attribuito all’incredibile ed energico Jim Carrey, che in questo film, a parer mio è particolarmente brillante e al singolare fascino di Angela Lansbury che si immedesima benissimo nella sua parte; inoltre i pinguini, con la loro tenerezza spontanea, sanno commuovere sia i grandi che i piccini.
Il film trasmette mano a mano che si procede una sensazione catartica.
Fatto che mi ha reso molto gioioso quando ero in sala, erano le risate incondizionate e spontanee dei bambini, che si intenerivano e si divertivano vedendo le vicende della famiglia-pinguino Popper.

Film consigliato per “refrigerare” l’atmosfera estiva, da vedere con tutta la famiglia e amici, per godersi una New York dalle bellissime inquadrature, con un grandissimo Jim Carrey, e per cercare felicità e rasserenamento.
Merita quindi di essere visto nonostante la sua semplicità.
Voto 4/5

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