C’è una tendenza, sempre più diffusa nel mondo del cinema, a preferire sequel e prequel a discapito di idee nuove; I Puffi 2 si inserisce perfettamente in questo schema, riportando sullo schermo i simpatici ometti blu senza però aggiungere una ventata di originalità che non sarebbe certamente guastata. Il secondo capitolo della saga dedicata alle creature nate dalla penna dell’artista belga Pierre Culliford, in arte Peyo, non annoia ma neanche stupisce, puntando soprattutto sulla comicità classica (anatre che scappano dai cuochi mettendo sottosopra la cucina, Gargamella che finisce sui fuochi d’artificio, il gatto Birba che casca in una pozzanghera con la testa in un vaso) che i bambini tanto adorano e che, sotto sotto, neppure gli adulti disdegnano.

La trama segue uno schema molto simile al primo capitolo: Gargamella (Hank Azaria) ha creato due creature identiche ai Puffi nelle fattezze ma totalmente diverse di carattere perché, oltre ad essere grigie, sono cattive e dispettose, e sono chiamate per questo motivo i Monelli. Per completare il suo esperimento però il perfido mago ha bisogno della formula magica che permette di creare l’essenza blu, potente magia grazie alla quale riesce a compiere i suoi incantesimi malvagi. Decide così di rapire Puffetta per convincerla a rivelargli gli ingredienti segreti necessari a trasformare i Monelli in Puffi, per poterli successivamente “spremere” in una macchina infernale che ne estragga l’essenza. Per salvare la loro compagna, Grande Puffo, insieme a Vanitoso, Brontolone e Tontolone, accorrono a Parigi, dove Gargamella ha in programma un grande spettacolo all’Opera di Parigi. Ad aiutarli ci saranno gli amici umani Patrick (Neil Patrick Harris) e Grace Winslow (Jayma Mays), accompagnati questa volta anche dal figlio Blue (Jacob Tremblay) e il nonno Victor (Brendan Gleeson).

Partendo da questo spunto il resto del film si sviluppa senza grandi sorprese, centrando l’attenzione sul rapporto tra genitore e figlio declinato in tutte le salse (dalla crisi d’identità di Puffetta alla rappacificazione di Patrick con il padre adottivo Victor). Temi che sono particolarmente importanti quando si tratta come in questo caso di un film destinato proprio alle famiglie e specialmente ai bambini più piccoli. È infatti apprezzabile il fatto che non si stravolga lo spirito originale del fumetto, veicolando messaggi positivi attraverso la morale a fine storia e mostrando sempre il meglio dei personaggi, con l’ovvia eccezione di Gargamella. È su questa contrapposizione tra buoni e cattivi che si basano le scene più divertenti del film, ben riuscite, tenendo a mente che si tratta sempre di comicità classica giocata tutta su situazioni e azioni mai su battute o gag. Gran parte del merito va a Hank Azaria, credibile nei panni del perfido mago, e al gatto Birba, la cui umanizzazione fisionomica garantita dalla computer grafica contribuisce a diverse sequenze esilaranti (benché da un punto di vista tecnico non sia riuscita al cento per cento).

Pur senza grande originalità, I Puffi 2 riesce nell’intento di garantire una serata di divertimento per famiglie, conciliando da una parte le aspettative dei piccoli (buffi animali parlanti, cadute ed esplosioni) e dall’altra affrontando in maniera leggera argomenti importanti come la relazione tra genitori e figli. Benché qualche minuto in meno non sarebbe guastato, un’ora e tre quarti in compagnia delle simpatiche creature blu si rivela essere sempre un piacere.

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Mi piace
La morale a fine film, le scene di comicità classica con Gargamella e il gatto Birba, il buonismo che pervade il film anche nei personaggi “cattivi” come i Monelli.

Non mi piace
L’intreccio presenta alcuni topici già visti, l’integrazione tra personaggi virtuali e attori umani talvolta risulta ingessata, il doppiaggio di Puffetta.

Consigliato a chi
Ha gradito il primo film ed è in cerca di una tranquilla serata di divertimento insieme ai propri figli, specialmente se piccoli.

Voto: 2/5

 

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