I film non possono essere divisi in “belli” e “brutti”, poiché ciò è soggettivo. Oggettivo è invece il fatto che un film uscito oggi un domani possa essere amato dal pubblico tanto quanto lo fu appena uscito in sala. Ovviamente è ancora troppo presto per accertarsi che avvenga ciò, ma “I sogni segreti di Walter Mitty” ha tutte le carte in regola per diventare un film immune al passare degli anni.
Il film di (e con) Ben Stiller è, infatti, una fotografia della società moderna vista dal punto di vista di un uomo ordinario prossimo alla perdita del lavoro. Sarà proprio la notizia dell’imminente licenziamento a spingere il protagonista ad abbandonare la grigia quotidianità della vita per vivere in prima persona ciò che fino ad allora per lui non erano altro che sogni ad occhi aperti.
“I sogni segreti di Walter Mitty” si prende i suoi tempi, dilatandoli e alternando i momenti divertenti alle scene d’ampio respiro, gli spazi stretti e malinconici degli uffici di New York alla vastità dell’Islanda. La regia di Ben Stiller è eccelsa, con le sue inquadrature nitide e perfette proprio come il negativo 25 che, almeno secondo Sean O’Connell (Sean Penn), racchiude la quintessenza della vita. La forza di questo film sta nelle immagini che colpiscono lo spettatore non tanto per la spettacolarità, ma per la efficacia visiva con la quale gli passano il messaggio. Assurdo che il regista non sia tra i candidati per il Golden Globe alla miglior regia.
Tornando al discorso iniziale, “I segreti di Walter Mitty” diventerà probabilmente un classico che la gente non smetterà di guardare per gli anni a venire. Con ciò non sto dicendo che sia un capolavoro o il miglior film dell’anno: non lo è e stare qui ad elencarne i motivi lascia il tempo che trova. Infatti “I segreti di Walter Mitty” è uno di quei film che non possono non piacere alla gente. Uno di quei film che fanno ridere in modo intelligente, ma senza disdegnare le pause di riflessione. Uno di quei film che ti fa riflettere sul significato della vita e non ha paura di darti una risposta. Infatti ce la mostra nel poetico finale: sta lì, sulla copertina di “Life”.

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