Un ragazzino impressiona uno stadio intero interpretando con la sola voce l’inno nazionale. Immagine potente. Un minuto dopo l’intero campo da gioco riappare squarciato da una potente detonazione. Un baratro infinito verso l’abisso. Lo stadio è ancora ammutolito ma la sensazione è ben diversa. Il bambino non c’è più e al suo posto c’è una figura massiccia e imponente, mascherata e avvolta da un lungo cappotto. E’ il punto di non ritorno. Il passaggio improvviso, brusco, al terrore. Si ricomincia Gotham. Otto anni senza minacce erano effettivamente sembrati un’eternità.

Lo avevamo lasciato su una moto, o quello che era, in fuga dalla polizia, in fuga come un criminale per nascondere una verità ben più necessaria alla sua città. Batman adesso vive nelle discussioni da bar: eroe indiscusso o bollato come l’assassino di Dent? Lo sa il commissario Gordon che non dorme sogni tranquilli da quella notte ma che è costretto a sua volta a reprimere la verità. Lo ritroviamo nell’Harvey Dent Day costretto a ricordare con affetto colui che voleva uccidere i suoi figli. Ma gli eroi sono così, le luci della ribalta non servono. Batman è scomparso, il Joker lo aveva moralmente distrutto ma Gotham aveva vinto su di lui. Si è dato alla macchia. Le statistiche hanno dato ragione. Il decreto Dent ha riempito tutte le celle di Blackgate. Gotham è pulita, si respira aria pura.

Ma l’altro uomo mascherato, quello con il cappotto, ha riportato tutti alla triste realtà: Gotham non ha l’indole del benessere sociale. Bane è cattivo. La sua è una cattiveria feroce, violenta. Scordiamoci la follia del pagliaccio. Come dirà la stessa Catwoman: “sta per arrivare una tempesta”. Minaccia nucleare, la fine delle cose. I fantasmi riaffiorano, la polizia è impotente. Tutti guardano il cielo, buio e deserto. Dov’è Batman? A casa, così vicino e così lontano. Ferito nel corpo e nello spirito. Una lotta interna lo logora. La gatta ladra tanto agile quanto sensuale lo risveglia dal torpore, la città è in pericolo, la Wayne Enterprise affonda lentamente. Succede tanto, succede in fretta. C’è bisogno di lui. Bisogna rimettersi in gioco.

Lo sa anche Nolan che dopo il successo colossale del precedente episodio, non può fare altro che regalare ai fan una conclusione degna delle premesse. Operazione difficile per due semplici motivi: “Il Cavaliere Oscuro” è stato appunto molto vicino alla perfezione per essere superato. In più è molto discutibile pensare alla fine degli eventi con un villan diverso da Joker che, interpretazione maestosa di Ledger a parte, è considerato da sempre la nemesi perfetta di Batman. Insomma, Bane dovrà stupirci veramente molto. Non fa notizia quindi che l’inserimento di altre figure dal contorno di lusso quali Anne Hathaway, Arthur Gordon-Levitt e Marion Cotillard servano più a riempire lo schermo piuttosto che a d’innalzare la qualità dello show. Ma se Catwoman è la migliore interpretazione del personaggio a oggi, l’agente Blake e Miranda Tate sembrano solo, almeno fino ad un certo punto, semplicemente le versioni più giovani del Commissario Gordon e di Lucius Fox. Sembra quasi che si debba dubitare della loro vera utilità. La gatta ladra invece è sublime. Affascina, rapisce. Selina Kyle è un’incognita sorprendente. Apparentemente egoista, la sua relazione con Bruce Wayne è altamente seducente, quella con Batman, decisamente più incentrata sull’azione, artisticamente gustosa alla vista.

Ha bisogno di tutto questo Nolan per stupire. O forse no? Il fulcro del film passa per forza di cosa dalla credibilità del cattivo. Tom Hardy è un grande attore, sentirlo con la voce di Filippo Timi fa storcere il naso. Bane è diverso da Joker, bisogna costruire un altro film. Meno spettacolo e meno teatralità ma una violenza più concreta. C’è più azione e per certi versi funziona. Più passa il tempo, più sembra che Bane possa regalarci un finale interessante. Ad un passo dal finale abbiamo la concentrazione altissima. Chissà come andrà?

Non siamo di fronte al capolavoro. Un buon film, questo si, ma lontani dall’essere soddisfatti. Ci aspettavamo tanto e questo è sempre il rovescio della medaglia. Limitandoci alla visione per puro piacere non possiamo che venirne rapiti dalle emozioni e dalla spettacolarità delle scene. L’entrata in scena di Batman, i combattimenti di Catwoman, la semplice presenza di Alfred. Scene da brividi sulla pelle ci sono. Per contro, lo spettatore pignolo non può chiudere gli occhi di fronte a fastidiosi cliché o a qualche buco nella sceneggiatura. Minacce nucleari, cattivi che parlano troppo e magnanimi verso l’eroe. Persino la presa di potere di Bane è sembrata troppo semplice. Figuriamoci la miracolosa resurrezione psico/fisica di Batman. Peli nell’uovo forse. Ho sofferto molto di più nel vedere un grande attore come Gary Oldman sacrificatissimo per tutto il film. Peccato, un valore in più sprecato.

Caro Nolan non mi hai deluso. Sapevo, nel mio piccolo, che migliorarsi in questo caso era utopico. Ho visto il film che mi aspettavo. Mi è piaciuto senza farmi però innamorare della pellicola come in altri casi. Con il senno di poi avrei invertito la scelta dei cattivi: prima Bane poi Joker. Con i “se” e con i “ma” però, chissà quanti botteghini pieni!

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