Nonostante abbia dichiarato l’involontarietà dell’intento, Christopher Nolan ha realizzato un film dal forte impatto politico.
Destarono la curiosità di tutti le riprese a New York nei giorni di Occupy Wall Street. La carica di realismo ha giovato alla trama che, pur senza riferimenti palesi, è pervasa dallo scontro tra governanti e società.
Bane promette ai cittadini di Gotham una nuova era, in cui il popolo detiene le sorti della propria città. Chiacchiere che qualsiasi politicante ha pronunciato, pronuncia e pronuncerà, per nascondere – nel film con sadismo, nella realtà con interesse – l’esplosione imminente di tutto.

Gotham è una città dormiente. Tranquilla dopo che il crimine è stato debellato da un finto simbolo in cui credere – Harvey Dent – impotente e passiva sotto attacco.
Serve un simbolo reale, un monumento da lasciare in eredità. Da Italiani rispettosi della tradizione, verrebbe da citare che “a egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti”. Batman è l’eroe, il forte che si alzerà e rialzerà un popolo.

Grazie a contenuti solidi, viene facile a Nolan – forse troppo facile, e qualche piccola distrazione, perdonabile, si nota – condurre il gioco.
Esclusa un’apertura non adatta a chi soffre di vertigini, nella prima parte si respirano atmosfere noir di altri tempi. Le luci soffuse illuminano i locali malfamati, ma anche le sale di gala dove i nababbi si vantano di fare beneficenza.
Fuori, tra vicoli bui e fumosi, fin dentro le fogne, la minaccia si aggira indisturbata. La polizia brancola e, purtroppo, prende anche batoste. Puro omaggio al genere fondamentale per la formazione di Nolan – tra i film imprescindibili ha spesso citato Le catene della colpa.

Una volta definita la trama, il film d’azione prende il sopravvento. Batman è tornato. Schizza sulla moto, adopera i giocattoli costosi – Alfred docet – e cala sui criminali.

È cinema di intrattenimento. È elegante, forse anche troppo. Ma che spettacolo certe inquadrature! Impossibile non ritrovare frammenti delle opere nolaniane precedenti. Piccoli cadeaux per i fan più accaniti, che potrebbero storcere il naso di fronte a cambi di registro, in passato sperimentale adesso votato al mainstream.

Infine il cast stellare. Qualcuno può davvero lamentarsi se ci sono quasi tutti gli attori di Inception? Vogliamo deprecare un regista per i sodalizi lavorativi? Follie. Soprattutto quando si recita bene.
La scelta cade su due.
Anne Hathaway, non molto convincente in passato, è una perfetta Selina Kyle. Dark Lady sempre in bilico tra bene e male – ancora il noir.
Forse sottovalutato, Gary Oldman ha ridefinito il personaggio di Gordon lungo tutta la trilogia con interpretazioni di altissimo livello.

Tra ritorni inattesi di personaggi, come in una reunion da season finale, si giunge all’epilogo potente, avvolto nella luce dell’orizzonte.
Probabilmente c’è uno sguardo di troppo, tra i tavolini, poco prima dei titoli. È il fan accanito che si fa vivo a lamentarsene. Provo a tenerlo buono e ripercorrere con la mente i tre episodi. Un’opera di elevato spessore. Da rivedere subito, e negli anni.

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