Noir, assordante, grandioso, a tratti perfino realistico (per essere un superhero movie). Difetti? tanti. Ma è un film che sa farteli dimenticare, la bilancia alla fine pesa a suo favore.
Il Batman più oscuro che si erge per riconquistare la luce, dopo che ogni cosa del suo mondo è crollata. Individualista, ricco, membro dell’elite, un eroe che è un paradosso.
E paradosso lo è anche Bane, una voce che sembra uscire dal regno dei morti, una postura che fa accapponare la pelle. Si impone come eroe del popolo che distrugge l’elite per dare la città ai suoi abitanti, ma pianifica di farlo esplodere con una bomba nucleare. Carino
Ma alla fine, cosa c’è veramente di paradossale in tutto ciò?
Gotham ridotta a una dittatura, decadente e ignorante, uno “stato fallito” nel quale la quantità di male è tanta che le regole non sono più ideali e strumenti, sono catene.

In tutto questo gli altri eroi ed antieroi del cosmo di Batman vengono quasi spogliati della loro icona. Catwoman è una ladra abile la cui “divisa da lavoro ricorda vagamente un gatto, ma mai una volta nel film viene chiamata col suo nome di battaglia, Robin poi, è tutto fuori che Robin, a parte che nell’indole.

Questo buio sarebbe insopportabile senza nemmeno il piccolo succitato piccolo spiraglio di luce, come nella prigione buco dove Wayne viene segregato.
La forza di volontà vince su tutto. Davvero una mielosa frase fatta, eppure calza, perfino con la situazione così irrimediabilmente compromessa di Gotham, perfino ove la follia è la norma. Perfino per un eroe spezzato in tutti i modi possibili.
E così, ecco dov’è che cavaliere oscuro sorge, o risorge, per morire in un lampo (qua sostituito da un’esplosione nucleare) di gloria.

Ma Wayne non poteva essere così follemente ancorato ai suoi ideali….talmente nobile che la sua nobiltà era la sua peggior nemica. E su questa nemica ha vinto, da quel feudo di tenebra negli States che è Gotham, Bruce Wayne è uscito.
Nel farlo un po’ ci delude? Forse, ma come non capirlo?

Le regole sono le vere sconfitte qui, calpestate dai cattivi, rinnegate dai buoni, sono catene, vanno spezzate per poter finalmente fare ciò che è giusto fare per cambiare le cose. L’agente Drake, non-Robin, butta nel fiume il distintivo, ma c’è ancora di più: perfino il commissario Gordon, tutto d’un pezzo, vacilla. Quindi passiamola al buon Wayne questa fuga, a godersi la vita, con una bella ragazza al fianco. Difficile dire che non se lo sia meritato. La palla al suo successore, la palla al suo nuovo modo di pensare? Certo che sì, ma è facile dubitare che sarà qualcosa che vedremo mai.

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