A Wadiya, un paese immaginario dell’Africa, regna la dittatura e a capo del paese c’è il Generale Aladeen. Quest’uomo è dispotico, egoista ed egocentrico, ma allo stesso tempo capriccioso, infantile, permaloso e non molto furbo.

Come sempre accade in situazioni del genere, qualcuno vuole far cadere il suo regno per averne dei guadagni personali, oltre che per far instaurare la democrazia a Wadiya.

Durante un viaggio in America, Aladeen viene rapito e gli viene tagliata l’incolta barba, unico segno distintivo che gli permette di venire riconosciuto.

In questo modo si ritrova da solo, spaesato, in un paese che non conosce e per giunta scopre di essere stato tradito. A questo punto fa incontri interessanti che lo porteranno a riappropriarsi di ciò che è suo.

Detta così sembra la trama di un normale film drammatico, e invece quello che ci si trova davanti al cinema è un film comico che, sfruttando una profonda satira politica, fa ridere gli spettatori fino alle lacrime.

Il Dittatore ironizza su problemi attuali, ovviamente accentuandoli, rendendoli ridicoli ed esasperando alcuni aspetti della vita moderna di alcuni posti del mondo.
Alcune scene sono addirittura talmente demenziali che, sebbene siano assolutamente irreali, fanno scoppiare il pubblico in una clamorosa risata che fa contrarre tutti i muscoli del corpo.

Infine, come spesso accade anche nei film comici e non solo in quelli drammatici, la pellicola si conclude con il lieto fine, sebbene questo abbia anche dei lati “negativi”, almeno per Aladeen.

Sacha Baron Cohen si è dimostrato assolutamente perfetto per il ruolo di Aladeen e anche i suoi colleghi hanno ricoperto le loro parti egregiamente.

Questo film è assolutamente da consigliare a chiunque abbia voglia di passare una serata leggera all’insegna delle risate a crepapelle.

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