Quando il cinema italiano si ricorda di avere un repertorio fatto di storie nascono i capolavori. Il nostro vissuto è talmente vasto di grandi personalità e racconti che non basterebbero cento film per raccontarli tutti. Il Giovane Favoloso è la sintesi eccellente di questo pensiero: un ritratto fedele e minuzioso, un susseguirsi di immagini che riescono a svelare l’animo nascosto di uno dei poeti più emblematici della tradizione. Il film sa parlare al cuore degli spettatori, aprendosi tanto quanto il giovane Leopardi desiderava fare.
I paesaggi onirici, le luci vaghe e i tormenti del protagonista conferiscono a tutta l’opera lo stile stesso del poeta, attento ai dettagli, irrequieto nell’animo, ma mosso da infinita dolcezza.
Elio Germano va oltre qualsiasi ambizione si possa desiderare, interpretando il personaggio con un suo personale istinto, ma presentandocelo, in realtà, come colui che abbiamo sempre immaginato.
La bellezza del film non è solo in quello che racconta, ma nelle emozioni che suscita, risvegliando la meraviglia e lo stupore per un ragazzo rassegnato che, tuttavia, sapeva trovare il tutto nel nulla.

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