Da un biopic – quello che una volta chiamavamo “film biografico”, per usare una terminologia più vecchia ma sempre efficace – di solito ci si aspettano una sola cosa: la fedeltà al personaggio rappresentato. Questo film, presentato anche al Festival del Cinema di Venezia, però, fa molto di più: ci catapulta in maniera totale nell’universo di un poeta sempre studiato a scuola ma, forse, mai capito fino in fondo, facendoci toccare con mano i suoi disagi e i sogni che lo animavano, aiutandoci a percepire la sofferenza di un artista dagli ideali grandi quanto i tormenti. Vessato da una salute cagionevole ma determinato a non farsi condizionare dai giudizi di chi la considerava l’unica causa della sua tristezza, arrabbiato con i genitori e con la loro incapacità di comprenderlo, genuinamente geniale, il Leopardi interpretato da Elio Germano è un personaggio vivo e attuale, perfettamente calato nel suo tempo e nei conflitti politico-letterari che lo animavano. Splendido anche il rapporto con l’amico esule Ranieri, tracciato con grande abilità e senza fronzoli attraverso le delusioni, l’affetto e l’interesse di entrambi per la bella Fanny Targioni Tozzetti, irraggiungibile ma forse non troppo: il rapporto con l’amico e, in precedenza, quello con Giordani saranno ineguagliabili, probabilmente l’unica fonte di gioia sincera per l’animo tormentato e fin troppo brillante di un poeta compreso solo dopo tanto, forse troppo tempo.
La colonna sonora e la fotografia danno il loro contributo e rendono il film ancora più bello con una serie di scorci meravigliosi, luci sfruttate al massimo della loro bellezza, tracce audio che si inseriscono tra le scene e le poesie senza disturbare la visione, sempre con misura. Buonissima anche la scelta del cast. Il prodotto finale è un piccolo gioiello, un film che riesce a dare giustizia e a rendere attuale un grande personaggio della nostra storia letteraria, conosciuto e citato, ma mai reso così umano, così fragile, così interessante.

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