Titolo: Il Quinto Potere Anno: 2013 Regia: Bill Condon Interpreti: Benedict Cumberbatch, Daniel Brühl, Stanley Tucci, Laura Linney

Trama: Il film racconta l’esperienza di Daniel Domscheit-Berg (Daniel Brühl) in qualità di portavoce in Germania e co-fondatore dell’organizzazione WikiLeaks creata da Julian Assange (Benedict Cumberbatch), narrando come la piattaforma online di divulgazione delle informazione abbia concretizzato i primi obbiettivi in qualità di baluardo della controinformazione. La forte collaborazione tra Daniel Domscheit-Berg e Julian Assange viene messa a dura prova quando quest’ultimo, entrato in possesso di svariati documenti riservati del governo americano riguardanti la guerra in Afghanistan, si mostra intenzionato a pubblicarli senza omettere nomi sensibili le cui vite sarebbero potute essere messe in pericolo a causa delle loro testimonianze. In virtù delle intenzioni di Julian, Daniel decide di sabotare la sua organizzazione, per poi abbandonarla così da evitare il coinvolgimento con WikiLeaks per le eventuali vittime della fuga delle informazioni. In questo quadro il governo americano metterà in atto un’imponente campagna mediatica screditatoria ai danni di WikiLeaks e Julian Assange. Fine

Tralasciando l’inadeguatezza del titolo italiano (come è noto Internet non è il quinto potere, bensì il sesto, essendo il quinto potere localizzato nella forza mediatica della radio e della televisione) – forse stavolta più comprensibile a causa dell’ambiguità del titolo originale – la maggior parte dell’intrattenimento proposto dal film consisterà nel comprendere quanto effettivamente stia accadendo tra quelle righe di codice e quali siano i vari passaggi che dalla divulgazione di una data informazione da parte dell’organizzazione sulla propria piattaforma virtuale, portino alle concrete conseguenze di attivismo nel ‘mondo reale’ (conseguenza primaria di questo sesto potere). Il film risulta in buona parte riuscito, seppure il suo fascino si basi quasi esclusivamente sul carisma di Julian Assange, qui interpretato dal’ altrettanto carismatico e ormai noto attore camaleontico Benedict Cumberbatch. Nonostante ciò è innegabile che il motore della storia venga affidato al personaggio di Daniel – qui interpretato da un Daniel Brühl sufficientemente capace ma che fa fatica a risaltare – la cui controparte ‘reale’ è l’autore di uno dei due libri alla quale il film si ispira. Il film non pare inizialmente schierarsi in nessuna direzione, e sembra quindi intenzionato più che altro ad attenersi ai fatti aggiungendoci una piacevole punta romanzesca – qui rimpinguata con l’inserimento di alcune brevi sequenze surreali e metafisiche che ci mostrano la piattaforma WikiLeaks percepita appunto secondo l’esperienza di Daniel Domscheit-Berg – ma in un secondo momento prende una piaga ambigua: il personaggio di Assange ci appare come uno psicopatico egocentrico per cui la totale purezza dell’informazione vale più di una vita umana. Questo ‘azzardo’ può apparire rischioso, poiché quello di WikiLeaks è un fatto storico (che vede Julian Assange tutt’ora rifugiato nell’ambasciata dell’Equador a Londra) su cui l’opinione pubblica è ancora fortemente divisa. In sostanza, un film riguardante un fatto storico, dovrebbe evitare di schierarsi – e tentare di fornire invece un punto di vista oggettivo – lì dove la storia non si è ancora definitivamente pronunciata al riguardo, poiché rischia, anche se involontariamente, di distorcere la visione dello spettatore riguardo ai fatti narrati.

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