“Il ragazzo della porta accanto” (The Boy Next Door, 2015) è il quattordicesimo lungometraggio del regista statunitense Rob Cohen.

Il film che (forse) aspetti senza nulla da aggiungere: in questa estate accaldata (e per nulla da considerare un alibi) fa pena vedere (nel nostro Bel paese) una nuova pellicola (nelle multisale aperte con aria condizionata) con numero spettatori ad una sola cifra. Questo al di là del valore della pellicola in se o di altra in distribuzione: una tristezza vedere una sala da oltre 200 posti con un pubblico (praticamente) assente! Le altre proiezioni: non si è visto alla cassa nessuna lunga fila; poche spaurite persone (a cui il cinema piace veramente), le mosche bianche che ‘reggono’ un certo ‘incasso’ estivo (basta guardare i raffronti con altri paesi confinanti con il Nostro). Invereconda cultura italica (filmica): frana come qualche chiusura archeologica e non solo… La spazzatura si può anche riciclare…Non so il resto.

L’introduzione è una scusante. Andiamo al film visto.

Una storia che non aggiunge di nuovo a tutto quello che è il vicino di casa o di appartamento…o di sottotetto o forse di cantina attigua. Ciò che si vede è ciò che già da tempo si è visto. Un’occhiata al di là del vetro e il bel bamboccio (palestrato e cresciuto) è lì ad attendere che la vicina Claire (con un quasi ex marito e un figlio imbranato..) dia una sbirciatina al suo bel visino didietro….e così la voglia si trasforma ina capatina al letto. Resistere…non è facile…
La professoressa Claire Peterson (Jennifer Lopez) di letteratura classica è lì sola col marito fedigrafo-zattera con tradimento e il giovane Noah Sandborn (Ryan Guzman) acchiappa-signora con voglia (estremo) di (pos)sesso. Una misura c’è in questa pellicola love-budget-limited dove ogni spiffero diventa scena madre inutile e ad ogni inquadratura aspetti piano quello che succede dopo. Tutto senza eccessi e con un crescendo relativo fino ad un epilogo ‘mostre’ dove il bel ragazzone si fa gioco della sua recitazione (non certo da Actor’s studio) per imbrigliare la ‘famigliola’ (padre.madre-figlio) in una (presunta) mattanza poco horror e molto deja-vu.

Le scene acchiappa-pubblico (come è risaputo in film di genere) alla fine si rivelano alquanto flosce e morbide con convincimento di riprese istantanee senza dettaglio alcuno. Ecco che il fuoco eccitante tra prof e alunno (il ragazzo è amante del mondo classico…che sorpresa!) diventa ordinariamente pulito con qualche velo di corpo da mostrare e un risveglio mattutino da colazione a letto (naturalmente lui a lei…). L’invaghimento nasconde un passato del bel giovane e una vita alquanto turbolenta in famiglia: un incidente, una morte, una redenzione, uno zio, una nuova vita (certo in poche battute e con frammenti minimi senza indagare nulla). Personaggi poco indagati e tagliati alla meglio: d’altronde cosa dire dello zio da assistere, dell’amicizia segnata tra i due ragazzi, della fidanzatina in pasto, della corsa in auto e della profe che pulisce l’aula dall’incauta notte. E’ ovvio che per attaccare bottone si regala sempre quello che mai pensi (sic), una ‘primissima’ edizione del classico di Omero. Purtroppo è il film che non diventa(erà) un classico (giammai) dove l’incauto regista (Rob Coehn messo a servizio della Jennifer Lopez) riesce a non andare oltre il minimo sindacale e a mostrare i limiti di una storia già in pre-gusto dopo ogni dolente e languido thriller visto e rivisto in seconda battuta.
Che il cinema di magazzino (in fondo) sia con noi è oramai assodato ma almeno (si chiede troppo) non andate oltre la cantina. Giudizio non molto lusinghiero ma considerando il periodo (per non essere tiratissimi) si può dare un mediocre (positivo).
Voto: 5+/10.

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