“E tu da cosa ti sei vestito? Da dissenteria?”
“E’ un supereroe….cinese”

Michele Silenzi (Ludovico Girardello) e’ un ragazzo di Trieste, timido e impacciato, che si trova alle prese con i problemi classici dell’adolescenza, con i primi turbamenti amorosi nei confronti della coetanea Stella (Noa Zatta) e con i contrasti con la madre Giovanna (Valeria Golino), oltre che con gli sbeffeggi dei compagni di scuola che lo tiranneggiano in continuazione. Ma tutto cambia quando si risveglia, una mattina, completamente invisibile: a quel punto si spalanchera’ per lui un mondo nuovo e quasi incredibile, ritrovera’ il padre che non ha mai conosciuto, il russo Andreij (Christo Jivkov) che gli rivelera’ le sue vere origini e lo portera’ a confrontarsi con una serie di decisioni importanti che condizioneranno la sua vita e quella delle persone che gli stanno intorno.

Gabriele Salvatores si e’ spesso rivelato uno dei registi italiani piu’ eclettici nella scelta degli argomenti da narrare e dei modi per farlo. In questo caso ha scelto dei registri che aveva gia’ scelto in precedenza per “Nirvana” e per “Io non ho paura”, fondendo insieme i temi della fantascienza e quelli del viaggio di formazione dalla fanciullezza all’ eta’ adulta. Si tratta di un film dalla narrazione fluida e con numerose strizzate d’occhio rivolte ai piu’ giovani grazie a un certo didascalismo e alle citazioni tratte da film tipicamente adolescenziali come gli ultimi film sui supereroi della Marvel (X-men e l’Uomo Ragno in primis) fino a pellicole piu’ singolari come “Lasciami entrare”, “Gremlins”, “Shining”, “Il sesto senso”, “Grosso guaio a Chinatown”, “Carrie lo sguardo di Satana”, “Kick-Ass” e altre, ma senza mai scadere nella piu’ banale imitazione; da questo punto di vista si deve molto all’opera dei tre sceneggiatori del film, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo. “Il ragazzo invisibile” e’ la storia di un supereroe fuori dal comune canone di genere dal momento che a differenza dei supereroi le cui imprese sono state immortalate da numerosi film, molti dei quali usciti solo nell’ultimo quindicennio, i quali traggono la loro fama dal loro essere visibili agli occhi della gente la quale arriva ad amarli (e a odiarli) per questo, il potere di Michele, rappresentato nel film con un uso non esagerato degli effetti speciali, si basa proprio sulla impossibilita’ della gente di vederlo e quindi si riduce a muoversi in incognito, con la gente che si accorge della sua presenza solo nei momenti piu’ imbarazzanti, cosa che spiazza lo stesso spettatore dal momento che il potere del cinema si basa principalmente sulla narrazione del visibile; tutto cio’ rientra in una sorta di recupero della sorpresa e della meraviglia infantile e in una metafora proprio della fase adolescenziale della vita, in cui le persone tendono a cercare l’invisibilita’ come a una sorta di rifugio dai cambiamenti interiori e del mondo all’esterno di noi, ma e’ anche una metafora dell’indifferenza verso il prossimo e della lotta di ognuno di noi contro l’inadeguatezza di fronte alle sfide che si incontrano durante la vita. Man mano che il protagonista scopre i suoi poteri si ritrova a confrontarsi con un gran numero di dilemmi, come quelli che iniziano con l’adolescenza e continuano nell’eta’ adulta e che tutti ben conoscono e che sembrano riflettersi anche nei personaggi adulti del film, come la poliziotta Giovanna perennemente in lotta contro le sue inadeguatezze nel ruolo di madre o come l’ambiguo personaggio di Basili (magistralmente interpretato da Fabrizio Bentivoglio, alla sua sesta collaborazione con Salvatores), in questo caso si tratta di dilemmi piu’ immediati e pericolosi dal momento che si tratta comunque della storia di un supereroe, e come in ogni storia simile che si rispetti i nemici non mancano e a volte possono essere proprio chi meno te lo aspetti, come rivelato dall’enigmatico finale che lascia aperta la strada a un sequel.

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