Ci sono film che passano sopra le opinioni della gente. Fanno parte di questa categoria i cinepanettoni natalizi, che in maniera indiscussa si collocano in una fascia di intrattenimento che va al di là di qualsiasi valore tecnico e qualitativo.
Aldo, Giovanni e Giacomo non meritano di rientrare in questa categoria. Il loro credito nella cinematografia italiana è ancora alto dopo gli ottimi esordi con pellicole come “Tre uomini e una gamba” e soprattutto “Cosi è la vita”.

E’ un dato di fatto tuttavia, che la loro parabola discendente accusi anno dopo anno, e sperare che la luce molto (molto, molto, molto) fievole rivista ne “La Banda dei Babbi Natale” potesse riportare il trio ai vecchi fasti lasciava aperto un piccolo spiraglio affettivo in tutti noi.

Ahimè. “Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo” è ben al di sotto anche della categoria citata sopra. Un film partorito in ritardo, in fretta e furia, senza che fino a pochi mesi fa si sapesse perfino di cosa parlasse, offre un risultato talmente imbarazzante da richiedere un minimo di rispetto ai fan del trio.

Pellicola poverissima, farcita di gag stereotipate dai contorni tristi. I tre faticano come non mai ad entrare nei personaggi, patiscono una sceneggiatura forzata e annaspano senza lasciare mai andare a segno un colpo. La tenerezza emerge man mano che passano i minuti facendo rimpiangere il passato glorioso a cui ci avevano abituato. Situazioni surreali, binari lineari. La colonna sonora diventa anch’essa troppo invadente a lungo andare, la visione diventa difficile. Neppure i numerosi personaggi di contorno riescono a spezzare la monotonia della trama.

Spiace a noi spettatori trovarsi di fronte ad un brutto film. Ancor più parlarne male quando si potrebbe tralasciare. Ma in tempo di crisi anche il prezzo di un biglietto al cinema merita un minimo di corrispettivo qualitativo.

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