Comincia così Il sale della terra: con la fotografia di una voragine infernale, miniera d’oro scavata nel pianeta. Un formicaio umano risalire per una scala scoscesa.
E’ la potenza primordiale delle immagini di Sebastiao Salgado.

Wim Wenders ci racconta la storia di un uomo innamorato degli uomini (il sale della terra) e del dono della vita. Questo lungometraggio, di una potenza visiva disarmante, è raccontato oltre che dal regista tedesco, anche lui fotografo, dal figlio di Salgado Juliano, aiuto regista e testimone oculare del coraggio di suo padre. Un padre che dagli studi economici in Brasile, si è riscoperto fotografo, fino a diventare il più importante artista contemporaneo.
Trapela l’urgenza storica di tramandare queste immagini di lancinante bellezza, scattate anche a costo della vita. Salgado è un viaggiatore accanito, ha realizzato reportage fotografici nei luoghi più intatti e corrotti del pianeta, dall’Amazzonia al Congo, dall’Indonesia alla Nuova Guinea, dai ghiacci dell’Antartide all’immensità dell’Africa.

Sono scatti ancestrali, di una semplicità brutale. Un bianco e nero sublime, in grado di riconnetterci con il nostro essere uomini, uniti da un destino congiunto. Vedere il calvario della morte, stampato negli occhi velati di bambini, donne, popoli nomadi, maltrattati e disintegrati dalle epidemie di colera, dai genocidi e dalle guerre, scava nell’anima un solco di una bestialità insondabile. Salgado ha denunciato queste efferatezze di razza, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente e i mucchi di corpi devastati dalla miseria, disumanamente accatastati come fantocci. Questa morte onnipresente è la normalità, laggiù. L’eccezione è rimanere in vita.
E così Salgado perse la fiducia nel genere umano, nella possibilità di una qualsivoglia redenzione per la nostra specie. E dopo aver visto in faccia il demonio, per non sprofondare in un abisso, ideò il progetto grandioso di rigenerare letteralmente un’intera foresta dalle proprie ceneri e dalla siccità, insieme alla moglie, ripopolando un ecosistema. E rimpiazzando in tal modo la disperazione con autentica linfa vitale, lasciandosi curare dalle radici, insetti, tronchi, cortecce, che sono l’origine primordiale di ogni forma di vita.

Un documentario il cui incipit è una discesa agli inferi, si conclude con la luce, con la potenza di un nuovo, catartico inizio, con l’impellente appello di speranza rivolto al mondo intero.
Nelle immagini dell’ultimo capolavoro Genesi, emerge la sua riconciliazione con il pianeta: l’attenzione per la Natura, gli animali, per tribù quasi estinte, per l’apogeo delle creature esistenti. Il cerchio della vita e di questo racconto fotografico, si conclude con un ottimismo e una fiducia meravigliosi,un anelito di pace rivolto a tutti.

La salvaguardia del pianeta Terra è una nostra priorità immediata; contribuiamo alla sua salvezza, piuttosto che alla nostra condanna.

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