Adam Jones è due facce di una medaglia. Chef da due stelle Michelin, un passato condito da leggerezze croniche quali droghe, donne e alcool che lo hanno costretto a mandare in malora il proprio ristorante parigino, torna a Londra dopo anni di esilio purificatore auto-imposto, con l’unica e determinata ragione di tornare ad essere il migliore in circolazione.

Con Il Sapore del Successo, John Wells tenta di sopperire i limiti del suo primo lungometraggio, The Company Man, finestra di sostanza sulla crisi economica americana ma poco spettacolare per ambire a risultati soddisfacenti al box office. Sfruttando il filone d’oro culinario che cresce sempre più vistosamente, grazie anche ad una diffusione mediatica massiccia, si discosta dalla massa grazie ad una sceneggiatura profondamente estetica, firmata Steven Knight (Locke, film gioiellino), che cuoce nello stesso pentolone atmosfere di soft thriller con saporiti dietro le quinte di un ambiente raffinato ed elegante quale l’elitè gastronomica.

Inutile dire che l’anello conduttore di tutto ciò è un sempre magnifico Bradley Cooper, perfettamente a suo agio anche nei panni inusuali di uno chef genio e sregolatezza. Adam Jones è il film, non solo per l’impronta di Cooper ma per dato di fatto. E’ un personaggio forte, altamente carismatico, eccezionalmente talentuoso ma anche fragile e cinico nella stessa misura. E’ un mito ma anche il diavolo (qualcuno ha pensato a Gordon Ramsay? Si, figura come consulente). Lo adorano e lo temono. E’ il narcisismo in persona, l’arroganza di chi è talmente aulico da costringere un maìtre (Daniel Bruhl) a cederli in carta bianca la cucina del suo ristorante, e di chi è rimasto cosi sporco al punto di trovarsi con quattro tavoli liberi la sera della grande inaugurazione.

E’ proprio il gioco di passato che tiene viva l’anima del film. I vecchi conti sono ancora in attesa di essere regolati, che siano debiti, donne con il cuore ingessato o ex colleghi naufragati per colpa sua. L’altalena di Adam Jones passa dall’inseguire la terza stella al ricostruirsi interiormente lasciandosi alle spalle infantilismi assassini. E se Helene (Siena Miller) è una dolce minaccia tanto brava quanto attraente, non è detto che ai vecchi amici basti una stretta di mano per sotterrare l’ascia di guerra. Adam Jones ha le mani d’oro, ma un’anima nera.

Il Sapore del Successo ha dalla sua una giusta dose di innovazione, quanto basta per uscire dagli schemi. Sicuramente appaga più la vista che la pancia perché si àncora volutamente a cliché di settore che lasciano ben poco spazio di manovra. Gode di un cast notevole dove figurano tra gli altri anche Omar Sy e Riccardo Scamarcio, regalandosi anche un piccolo cameo di Uma Thurman. Ma è ancora una volta Bradley Cooper ad alzare di un livello buono il tenore della pellicola. Se avete voglia di un divertissement fuori menù, il film di Wells può essere una piacevole distrazione senza straordinarie pretese. A patto che lo si guardi a stomaco pieno!

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