Se In Guerra per amore non è un sequel diretto (o prequel, per questioni cronologiche) de La Mafia Uccide solo d’Estate, allora è la seconda parte di un filone di cinema popolare che Pierfrancesco Diliberto sta costruendo con pura passione. Diliberto, più noto come Pif, è arrivato alle luci della ribalta cinematografica tre anni fa, quando la sua ironica e sfrontata irriverenza messa in scena nel raccontare la curiosa storia di un bambino innamorato tanto di una ragazza, quanto della figura di Andreotti, ha raccolto un sorprendente consenso di pubblico e di critica.
Forte di questo primo bagaglio di esperienza, Diliberto si è rigettato in pista con un nuovo lavoro ambizioso e dissacrante senza però intaccare le basi che ne hanno fatto la fortuna della prima pellicola. L’amore verso la propria terra natia, quella Sicilia tanto croce e delizia, è più palpabile che mai. Ma è quel tipo d’amore intenso, prepotente. Quello che da una parte ti accarezza e dall’altra ti schiaffeggia.

In un’atmosfera leggera e “colorata”, l’attore/regista racconta la storia di Arturo (lo stesso Diliberto), palermitano emigrato a New York e innamorato di Flora (Miriam Leone), nipote di un boss, costretto a scendere sul campo di battaglia per chiederne la mano al padre e strapparla cosi al diretto rivale, tale Carmelo, figlio di un altro boss. Relativamente semplice? Non troppo, visto che ancora una volta la vera storia è formata dal contorno storico. La parentesi che apre Pif durante la seconda guerra mondiale abbraccia la “piccola” realtà siciliana partendo da molto più lontano, da un accordo stretto tra l’OSS e il boss Lucky Luciano, pronto ad offrire, come tornaconto, una lista di nomi amici per favorire l’imminente sbarco delle truppe americane in Sicilia. E il padre di Flora si trova proprio da quelle parti.

Da qui la storia d’amore si mescola alla Storia vera. Arturo, e la sua bizzarra odissea personale, diventano l’anello conduttore sul contorno cupo e drammatico, raccontato però con la solita “finta allegria” che Diliberto trasmette con il suo faccione da sempliciotto. A discapito di un divertimento più accorto, anche se un paio di sequenze sono decisamente divertenti, In Guerra per Amore sembra quasi un temporale estivo che trova il suo burrascoso sfogo durante un finale dal gradissimo impatto emotivo. Quasi a dire “si scherza, ma intanto…”.
La bravura di Pif è sempre quella di disegnare soggetti negativi con colori pastello. Alla Guerra, alle bombe, ai “signorotti locali”, sono contrapposti elementi pittoreschi e bilanciati. Dalla coppia di personaggi Mimmo e Saro, che strizzano l’occhio a Franco e Ciccio, alla simbolica lotta suprema tra Stato e Chiesa, rappresentata dalla devozione verso statue di cera raffiguranti Mussolini e la Madonna. Una satira pungente, espressa a colpi di fioretto. Per non parlare della questione “selfie”.
Se la ricostruzione storica è precisa e accurata, altrettanto si può dire di fotografia e costumi. Le maggiori possibilità, non solo economiche, rispetto alla Mafia Uccide solo d’Estate sono evidenti e la bellezza degli scorci siciliani non può essere intaccata nemmeno dalla distruzione bellica. A questo si aggiunge il tocco sardonico del regista, fatto di americano maccheronico, traduzioni comiche e caricature estreme.

In conclusione si parla sicuramente di un buon lavoro. In futuro si vedrà se Pif sarà talmente bravo anche in contesti completamente diversi, oppure se questo suo morboso attaccamento alla piccola realtà troverà un successo continuativo. Per adesso bisogna apprezzarne il coraggio sentimentale, perché anche parlare di argomenti tristemente noti, può ogni volta arrivare nella profondità dell’anima.

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