Non so ancora perchè ma nutro una certa simpatia verso Danny Boyle. Eppure, detesto la maggior parte dei suoi film, soprattutto quelli più famosi (Trainspotting, 28 giorni dopo e The Millionaire su tutti). Solo 127 ore mi è sembrato decisamente più interessante. Ad ogni modo, dopo un oscar vinto nel 2009 e una nomination ottenuta nel 2011, con il suo nuovo film, In Trance, il regista inglese si allontana dai gusti dell’academy e confeziona un’intenso thriller psicologico, a metà tra La migliore offerta e Inception, che a conti fatti non è per niente male.

Si parte con un prologo da heist movie che ci introduce nel mondo dell’arte e delle case d’aste e che ci mostra subito una rapina ben elaborata di un prezioso quadro di Goya. Qualcosa però va storto, Simon, il protagonista, riceve una botta in testa e dimentica dove ha nascosto il quadro rubato. Occorrerà quindi l’aiuto di una ipnoterapeuta per recuperare la merce e mettere ordine agli avvenimenti.

Amnesia, inganno, ipnosi. Grazie a questi tre ingredienti, Boyle si diverte a prenderci in giro, confondendoci e facendoci fare idee sbagliate su tutti e tutto, ma diversamente dai suoi film precedenti, questa volta non vuole solo impressionare lo spettatore, vuole anche stravolgere la sua testa. E ciò è evidente soprattutto con ciò che riesce a fare col protagonista, ovvero ribaltare pian piano la sua figura nel corso del film. Non andrò nel dettaglio per evitare di rovinarvi la sorpresa ma va detto che gran parte del merito va dato anche ad un eccezionale James McAvoy che fornisce una delle migliori interpretazioni della sua carriera, se non addirittura la migliore.

Sempre per quanto riguarda il cast, a stupire ulteriormente, non è tanto l’ottimo Vincent Cassel, ma piuttosto una fantastica Rosario Dawson che ottiene finalmente un personaggio interessante, cazzuto e molto poco convenzionale (e non mi riferisco solo al suo nudo integrale, comunque da applausi), con cui dimostra cosa è realmente in grado di fare.

Purtroppo però, se anche la regia è degna di nota per come riesce a farci viaggiare con la testa dentro testa del protagonista, è nella sceneggiatura che c’è qualche problemino. Molte scene sono infatti super scontate e/o ridicole (insomma quel tipo di scene che mi ha fatto odiare gli altri film di Danny Boyle e che di conseguenza mi impedisce di amare questo) ma in generale si ha la sensazione che il film faccia di tutto per essere più un buon film di genere che un capolavoro.
In linea di massima ci riesce.

Consigliato ai fan del regista e agli amanti dei thriller dove non si capisce niente finchè non arriva lo spiegone finale.

Sconsigliato a chi crede sia all’altezza de La migliore offerta o Inception.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vai al Film