Si scrive Zach Braff ma si legge Theodore Melfi, sceneggiator’e regista d'”Hidden Figures” col viziaccio di strafare. Come se la storia vera delle 3 protagoniste alla NASA non fosse stata intrigante già di per sé, Melfi l’ha stravolta fin nelle minuzie pur d’inserirvi surrettiziamente i suoi pipponi sulla discriminazione etnica e maschilista, 2 fenomeni mai esistit’in quell’ambiente tecnoscientifico. Il “feel-good movie” si salv’in angolo solo grazie alla colonna sonora, tanto scanzonata coi gospel & i R’n’B da fornir’al film un salvagente per il suo tenore “take it easy”. Qua invece si scrive “Going in Style” e si legge “Point Break”, con un plot à la “Last Vegas” di nuov’usato come pretesto per un pistolotto politico contro globalizzazion’e plutocrazia bancaria, mentre la terna d’ottuagenari sfoggia una tale vitalità da competere con Reeves e Swayze. Il troppo storpia e la sospensione dell’incredulità non regge più.

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