Si prova un po’ di timore reverenziale parlando di un film come Interstellar, quasi che a volerlo sviscerare nei suoi contenuti si temesse di violarne la magnificenza…ed effettivamente Interstellar è, senza giri di parole un capolavoro; definizione ancor più rilevante se si pensa che è stato girato quasi interamente in analogico e con esterni ambientati nella remota Islanda.
In un futuro prossimo (talmente credibile che si potrebbe sovrapporre al presente) l’umanità ha sfruttato a dismisura tutte le risorse sulla Terra provocandone l’esaurimento: viene organizzata una spedizione nello spazio composta dai migliori cervelli del pianeta per cercare mondi vivibili ove far rifiorire l’umanità. Ma, almeno per 3/4 del film, non ci sono visioni apocalittiche e la fine del mondo è narrata quasi con semplicità, come partisse dalla consapevolezza insita in ciascuno di essere colpevole e impotente di fronte a ciò. Apparentemente un tema già visitato; di fatto un saggio di fisica, filosofia, biologia ed etica che fluisce dalle bocche dei protagonisti con la leggerezza dell’aria e la violenza di un fiume in piena. Coinvolge, commuove, strapazza l’animo e lo riporta lì, su quella astronave dove si gioca il futuro dell’umanità tra concreti marchingegni e strazianti storie di famiglia alle spalle dei personaggi. E se, pensando al cervellotico Nolan ci si immagina chissà quale ingarbugliamento mentale (tanto che il declamato Inception appare al cospetto di Interstellar come un mero esercizio di stile), il regista risponde colpo su colpo con logiche coerenti e paradossi spaziotemporali che altro non fanno che appassionare il pubblico e alzare a dismisura il tenore del film. L’opera è corale ma incredibilmente introspettiva, coinvolge l’umanità tutta nel suo complesso ma ogni singolo personaggio fin nell’anima, tanto da far dimenticare i grandi nomi del cast e rendendoli fragili e determinati come può essere l’uomo comune. E Interstellar non è solo un film di fantascienza o apocalittico: è ciò che ognuno di noi vorrebbe vedere spiegato chiaro e tondo, ciò che riguarda il nostro futuro e la difficoltà di far i conti più drammatici con le proprie debolezze. E, talvolta, una dimostrazione di quanto in basso si possa arrivare per vivere…anzi per sopravvivere.

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