Quanto è fragile la nostra esistenza? Siamo disposti a mettere in gioco noi stessi pur di salvaguardare ciò che più amiamo?
Accontentarsi degli attimi vissuti oppure cercare di ritagliarsi un futuro in quel contesto intellegibile ed infinito quale l’Universo?
Questi i dubbi dell’ex astronauta Cooper e dell’equipaggio dell’astronave Endurance, ingaggiati in segreto dalla Nasa per ovviare alla catastrofe naturale che ha colpito il pianeta Terra.
Mille i dubbi, le contraddizioni e le paure di un viaggio ambiguo, che non sarà necessariamente portatore di risposte: unica certezza, trovare un nuovo possibile pianeta, capace di ospitare la vita umana e di porre le basi per una nuova esistenza.
Un viaggio non solo scientifico ma anche simbolico, capace di cullarci in un’atmosfera visivamente suggestiva e avvolgente che rievoca pienamente, ma non in maniera del tutto soddisfacente, il capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio (1968).
Una pellicola pretenziosa che per quanto tecnicamente riesca a coinvolgere, non è in grado di porre particolare cura nell’esposizione narrativa, scontata e incongruente.
Una sceneggiatura lacunosa che lascia allo spettatore l’amaro in bocca per un finale del tutto forzato e specchio della banalità.
Una scelta azzardata quella di Christopher Nolan che, sulla scia di successi come Inception, la trilogia de Il Cavaliere Oscuro, The Prestige cerca, attraverso un film ambizioso, di riproporre l’analisi di un tema alquanto difficile quale il rapporto uomo e spazio, recentemente portato sul grande schermo da Alfonso Cuarón con Gravity.
La mancanza di originalità è il primo elemento di critica che viene mosso al regista britannico, che sembra spingere sulla presenza scenica e sul carisma di attori affermati come Matthew McConaughey (vincitore del Premio Oscar per Dallas Buyers Club – 2014 -), Michael Caine (Oscar per Hanna e le sue sorelle -1987 – e per Le regole della casa del sidro del 2000) e Anne Hathaway (Oscar per Les Misérables nel 2013) piuttosto che sul motore narrativo che, seppur semplice e alquanto intuibile per i primi tre quarti del film, non presenta stonature dal punto di vista registico.
Oltrepassando i limiti imposti da una sceneggiatura precaria, tra dialoghi, immagini spaziali e silenzi che determinano l’immensità di un Universo ancora sconosciuto, il film si pone come strumento d’indagine e di analisi di una realtà ancora da scoprire e capace di suggestionare in ogni momento.
Un omaggio al capolavoro del 1968 di Kubrick che viene rimesso in auge grazie a sequenze che ne ricordano la pregevole fattura, al rapporto uomo e macchina e grazie anche all’impronta di carattere filosofico che Nolan ha cercato di imprimere nella parte finale della pellicola.
Un viaggio quello dei protagonisti che non è altro che lo specchio di una ricerca che da decenni tiene occupata la mente dell’uomo: quali misteri regolano l’Universo? È possibile credere nell’esistenza di un pianeta con caratteristiche peculiari alla Terra?
Il film non si pone come risposta assoluta ma come possibile interpretazione di una condizione umana rispetto alle leggi inesorabili del cosmo, da sempre misterioso e ignoto agli occhi dell’uomo comune.
La capacità di Nolan si evidenzia nel trovare una conciliazione tra i rapporti interpersonali e il viaggio stesso che, sebbene possa apparire come simbolo di una rinascita del genere umano, è anche portatore di delusioni e crisi interiori che esaltano il buon lavoro fatto dagli attori, in grado di rappresentare i due volti di una stessa medaglia: la fiducia nella Scienza e, quindi, la speranza che l’uomo pone in essa come base del proprio futuro e la sfera degli affetti personali, delle proprie radici impossibili da cancellare, ma ricordo flebile e perpetuo che accompagnerà i protagonisti nella loro missione.
Un’opera ambiziosa, spregiudicata forse, ma molto coraggiosa, capace di avere consensi e di essere soggetta a critiche molto pesanti: indiscutibile il valore tecnico di questa pellicola, girata per la maggior parte in IMAX, ma alquanto criticabili alcune scelte registiche dettate da una fragile sceneggiatura che non rispecchia l’originalità e il talento di un regista sempre attento all’impronta narrativa e alle tempistiche delle proprie opere.

Voto: 7+

scritto da Victor Venturelli

Interstellar (2014) di Christopher Nolan

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