E alla fine arrivo’ pure il POV e il found footage ad incontrare e ribaltare la prospettiva del disaster movie. Merito del geniale e rivoluzionario Cloverfield di JJ Abrams, che prima ha contaminato pesantemente l’horror in tutte le sue varianti ( splatter, survival, torture ecc. ) e adesso grazie a Into The Storm mutua il catastrofico ( qui molto debitore di Twister, vecchio film di metà anni novanta ) in qualcosa di vagamente pornografico, tanto e’ eccessivo, minuzioso, dettagliato e spinto nell’occhio del ciclone ciò che ci viene mostrato. Ed e’ forse lo specchio dei nostri giorni, la caccia spietata ad immortalare immagini e filmati da condividere ad ogni costo, lo spingersi oltre ogni limite anche a costo di rischiare la vita, la cronaca e il reportage che diventano qualcosa che eccita, una sfida alla natura che rende vivi, una esperienza quasi mistica e ancestrale ( vedere la scena dell’autoarticolato sospeso nel centro del ciclone, l’aria e il vuoto, la nascita e la morte ) Sono questi gli “ingredienti ” che spingono una truppa di esperti ad addentrarsi nel mezzo di devastanti cicloni e tornadi ( forse mai visti prima così imponenti ) con lo scopo di consegnare al mondo un documentario irripetibile ( quando invece dovrebbero fuggire come sta facendo la gran parte della cittadinanza colpita dalla catastrofe ) a cui si aggiungono un paio di sgangherati nerd muniti di cellulare, pronti a postare subito su Youtube la potenza della natura. E proprio i due sfigati rappresentano un preciso atto d’accusa sulla sovraesposizione dei social, che creano fenomeni da baraccone senza arte ne parte. La tensione e la forza visiva tengono in piedi poi una sceneggiatura non trascendentale ma il film alla fine centra sicuramente il suo obbiettivo

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