Sono passati nove anni dall’ultima volta che al cinema abbiamo visto in azione Jason Bourne. Lo ritroviamo solo e isolato dal mondo mentre cerca di sfuggire al passato e annegare se stesso nei combattimenti clandestini. Arriva però a recuperarlo una sua vecchia conoscenza, Nicky. La realtà in cui riporta Jason è anche la nostra: pensiamo a Snowden (più volte nominato) quando Nicky hackera il sistema della CIA con lo scopo di renderne pubbliche le segrete e sporche operazioni. Pensiamo a quanto di noi riveliamo sui Social Network quando il creatore di Deep Dream permette al direttore della CIA di spiare i suoi utenti. Quella ritratta da Paul Greengrass è una guerra moderna, che si gioca da dietro i computer. Non mancano però le scene di azione adrenaliniche che tanto hanno reso famosa questa saga: inseguimenti e scazzottate alla vecchia maniera si susseguono senza lasciare spazio alla distrazione o alla noia. Forse tutti temevamo che dopo nove anni e una trilogia così ben fatta sarebbe stato difficile sia per Matt Damon che per Greengrass riprendere i loro vecchi ruoli. Se da una parte forse dobbiamo ammettere una qualche inferiorità di trama rispetto alla trilogia precedente, non possiamo non elogiare le capacità straordinarie dell’attore, che ancora dopo nove anni riesce a dar vita ad un personaggio che con la sua forza ed energia ha ben pochi contendenti. Il quarto capitolo della saga (se non consideriamo The Bourne Legacy con Jeremy Renner) è sicuramente un degno sequel della classica trilogia. Mentre nei precedenti film Jason era alla ricerca della sua identità, in questo capitolo sembra voler sfuggire a ciò che ha scoperto. Ormai ricorda tutto e la domanda che si pone non è più ”Chi sono io?”. Ora si chiede: In realtà sono Jason Bourne o David Webb? Devo ricordare o dimenticare?

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