Torna il Panda guerriero. Partendo dallo humour “fisico” del personaggio, probabilmente l’elemento vincente fin da principio, produttori e regista hanno deciso di concentrare i propri sforzi creativi in due direzioni parallele destinate inevitabilmente a incrociarsi: azione e sentimento. La prima ottenuta introducendo un nuovo villain (che funziona), la seconda facendo luce su una questione rimasta inevasa nel primo film (come è possibile che un panda sia figlio di un’oca?) e infilando nella storia una sottotrama romantica.
Ed effettivamente Jennifer Yuh, avvalendosi anche del prezioso consiglio di Guillermo del Toro (accreditato come consulente creativo) e di diversi stili di animazione, ha ben saputo amalgamare arti marziali e parentesi romance, scene di combattimento ben coreografate e momenti di intimità, commedia slapstick e approfondimento (si parla di abbandono e adozione), cultura cinese e domande universali («Chi sono io?» è quella che Po ripete in continuazione). La storia, per il resto, è la solita, quella dell’eterna lotta tra equilibrio e caos, umiltà e manie di grandezza, incarnate rispettivamente da Po (e dai Cinque Cicloni suoi amici) e Lord Shen, pavone ambizioso a cui è stato profetizzato che la sua brama di potere sarà distrutta da un guerriero bianco e nero. Per questo da sempre è nemico giurato dei panda e promette di conquistare l’intera Cina (dopo aver già espugnato Gongmen City) e distruggere il kung fu grazie a una potente arma da fuoco. Da questa minaccia parte l’avventura di Po, che sarà soprattutto un viaggio alla ricerca della sua vera identità (Po scoprirà infatti che Lord Shen fa parte del suo passato ed era presente l’ultima volta che lui ha visto i suoi genitori – il che ricorda da vicino un ragazzino con una bacchetta magica) e di quella pace interiore che – in modo molto zen – continua ad essere la sua arma vincente. Purtroppo non c’è tempo per approfondire tutto: quattro dei Cinque Cicloni stavolta rimangono praticamente a guardare, con poche battute, e un ridimensionamento a comparse nelle sequenze più adrenaliniche. Il tutto per dare spazio a Tigre e al suo progressivo avvicinamento a Po, che lascia intravedere una potenziale storia d’amore tra i due. Nota a margine: il 3D è sufficiente (fa un buon servizio specie nelle scene di combattimento), ma non necessario, come accade quasi sempre. Il finale a sorpresa suggerisce invece che il terzo Kung Fu Panda è molto più che una possibilità.




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Mi piace
Il perfetto mix di azione, divertimento e contenuto



Non mi piace
L’eccessiva lunghezza dello scontro finale tra Po e Lord Shen



Consigliato a chi
Si è innamorato di Po fin dal primo Kung Fu Panda e alle famiglie



Voto
4/5



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